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« La Libération, da noi | Principale | Un golpe democratico? »

30/04/07

Commenti

Biz

E' molto una questione di equilibrio e di finalità dell'informazione.
Chiaramente, è sbagliato scrivere "magrebino accoltella donna" e "italiano picchia la moglie".
E' un principio assoluto: qualsiasi fatto è responsabilità della persona che lo compie. Se invece viene evidenziato qualsiasi aspetto di appartenenza, evidentemente l'intenzione non è informare, ma mettere in cattiva luce l'appartenenza generale. Ovvio.

I nomi, è un discorso più sottile.
Sarebbe più giusto che il pubblico fosse educato: cioè, se esiste un indizio di reato, fino alla condanna, non giudichi.
Anche perchè giudicare è difficile anche quando si hanno gli atti a conoscenza e esperienza giuridica alle spalle, mentre il pubblico spesso non ha nè l'una, nè l'altra.

marianna

Carissimo,buona giornata e post molto interessante.Anch'io sono concorde con ciò che fanno i giornali francesi per ovvie ragioni.Abbiamo parecchio da imparare per divenire cittadini europei a tutti gli effetti e mi riferisco anche a quanto scritto nel post precedente.Noi ci muoviamo,fatta qualche piccola eccezione, con uno stile molto provinciale.Io penso che comunque il giornalista ha presente,per forza di cose,le vendite.E le vendite significa anche un certo tipo di lettori.Se i lettori crescono in maturità umana e culturale,sarà possibile un certo tipo di notizia che non scada nel pettegolezzo e nel cattivo gusto.Di contro in Inghilterra ci sono tabloid appositi,ricchi di pettegolezzi che non risparmiano nemmeno la casa reale.Fare a nche in Italia qualcosa di simile? Io mi rifiuto di pensare che nel 2007 ci siano persone che cercano tali tipi di evasioni.Però posso sbagliarmi.
Una cosa è certa questo tipo di giornalismo fa danno.
Ciao,Marianna

Giulia

Grazie per avermi citata. Il post a cui ti riferisci l'ho per adesso tenuto in sospeso, non mi convinceva... Forse tornerà, ma ho bisogno di riflettere. Ciao Giulia

francesca

Si...sono d'accordo dragor.
Pezzo scritto molto, molto bene.

dragor

Caro Biz, che piacere sentirti. Secondo me i giornali non devono nascondere niente, nemmeno la nazionalità dei delinquenti. Se volessi fare una ricerca sui rapporti fra delinquenza e nazionalità? Ovviamente la legge deve valere per tutti. Che si pubblici la nazionalità anche degli indigeni DOC.

Quello che mi dà fastidio, in Italia, è la confusione fra quotidiani nazionali e tabloid scandalistici. Il Corriere e la Stampa vogliono essere allo stesso tempo il Times e il Sun.

Non si puo' proibire alla gente di avere un'opininione... per quello che vale. Sappiamo bene che ci sono opinioni qualificate e non. Ecco perché i nomi non vanno resi noti, almeno quando i sospettati non sono presi in flagrante. Anche in caso di assoluzione, un po' di fango rimane sempre appiccicato.

dragor (journal intime)

dragor

Cara Marianna, come dicevo a Biz, secondo me bisognerebbe separare il giornalismo serio dall'evasione. I maggior quotidiani italiani mi sembrano ambigui, con tutte quelle pagine dedicate a eventi che un quotidiano serio confinerebbe in un trafiletto. Nel 2007, puyrtroppo, sembra che la maggioranza delle persone cerchi questo tipo di evasione, almeno a giudicare dlala tiratura dei giornalis scandalistici e dal fatto che, se i giornali non scandalistici non fanno un po' di scandalo, perdono i lettori.

Buona giornata, un abbraccio

dragor (journal intime)

dragor

Grazie, cara Francesca

dragor (journal intime)

Antonio Cracas

Caro Dragor,

E' tutto vero e condivisibile ciò che scrivi. Io sono d'accordo con te. Però bisogna pensare che è la richiesta a condizionare l'offerta. Mi spiego: io non sopporto il gossip, se la gran parte delle persone non si interessasse dei pettegolezzi, alcune testate si convertirebbero dando notizie interessanti o sparirebbero.

Ti faccio un esempio con la musica: sarai d'accordo con me che la musica classica o il jazz sono sicuramente più edificanti che alcune canzonette di S. Remo. Ma Umbia jazz non fa odience, mentre Pippo Baudo con il il festival si. Le trasmissioni di Piero Angela le guardavano in dieci, quelle della De Filippi fanno picchi d'ascolto.
Allora? Bisogna educare? Ma come? Bisogna vietare? Perché?

Non è semplice, ci vogliono secoli di civilizzazione: l'Italia è una nazione nata dall'unione dei Comuni. Ancora oggi il campanilismo è esasperato: Lucca contro Pisa, Roma contro Milano, ecc. Pensa che a Lucca si una dire: "E' meglio un morto in casa che un pisano all'uscio". Ma ogni zona ha il suo detto. Purtroppo per molti di noi l'erba del vicino è fastidiosamente più verde!!

Quindi: "mal comune mezzo gaudio", è triste ma è così!

Ciao
Antonio C.

dragor

Caro Antonio, so bene che il mercato ha le sue leggi, ma credo che in Italia ci sia abbastanza gente in grado di far funzionare un quotidiano nazionale senza costringerlo a pubblicare 10 pagine di pettegolezzi per ogni episodio di cronaca nera che colpisce la fantasia popolare. Non è serio che quotidiani come La Stampa o il Corriere scadano a questo livello. Il gossip andrebbe confinato nei tabloid come il Sun.
So bene che in Italia ci sono le città-Stato. Ho scoperto perfino che a Siena i quartieri rivaleggiano fra loro e si detestano. Meglio un morto in casa che un membro del quartiere avversario sull'uscio...

Ciao, buona giornata

dragor (journal intime)

Biz

Una piccola replica.
Un ricercatore che si occupi del rapporto fra immigrazione e criminalità su serie temporali statistiche non può avere come fonte un quotidiano, ma i dati dei commissariati, delle procure, ecc.
La questione dei quotidiani è dunque su un piano differente: il modo di comunicare la notizia, la retorica sottesa al modo.

Mia madre mi racconta che, quand'era giovane, se un meridionale faceva un delitto, la Stampa scriveva appunto "Meridionale ecc.." nel titolo. Ma quanti delitti venivano compiuti da "non meridionali"? (in quel caso, non veniva evidenziata la provenienza.
E' chiaro che quel tipo di comunicazione ha una retorica sottesa ("immigrati delinquenti", in entrambe i casi, anche se allora erano italiani del sud).
Il recente caso del tunisino di Erba è emblematico.
Era stato dato per mostro anche senza aver avuto un avviso di garanzia.

anecòico

Il problema, caro Dragor, è la costante settimanalizzazione dei quotidiani. Quando negli anni Ottanta la televisione è diventata definitivamente live, costantemente sul pezzo e in grado di aggiornarci in tempo reale, i grandi quotidiani nazionali hanno visto scricchiolare il loro ruolo di "demiurghi dell'informazione".
Gli editori avevano davanti a loro due scelte: distinguersi dalla TV e prendere una strada autonoma o appiattire i loro contenuti a quelli catodici. Naturalmente ha prevalso la seconda opzione, creando tra TV e giornali un pernicioso trait d'union che ormai nessuno osa più sciogliere.
È sempre più difficile trovare del vero approfondimento nelle pagine dei quotidiani italiani. Si preferisce il cicaleccio di quartiere, evidentemente meno faticoso da confezionare.
L'agenda informativa è ormai dettata dalla televisione. Penso con invidia al "New York Times" che della TV se ne impippa ogni giorno, proponendo ai lettori una propria agenda, dimostrando quanto sia la TV a essere fuori dal mondo.

dragor

Caro Biz, insisto a dire che un'informazione completa non puo' prescindere dall'origine. Ovviamente non dev'essere discriminatoria: l'origine dev'essere citata in tutti i casi. Quello che indichi denota innanzitutto un'imprecisione: meridionale rispetto a chi? Tutti stanno a sud di qualcuno. E anche una retorica sottesa, come dici tu. Ma questa non è una buona ragione per nascondere il luogo d'origine.

dragor (journal intime)

dragor

Caro anecoico, la tua analisi è interessante e condivisibile almeno per quanto riguarda l'Italia. La TV responsabile della settimanalizzazione dei quotidiani? Ma allora perché da noi non è successo? I più grandi quotidiani nazionali danno ai faits divers soltanto lo spazio che meritano. Il gossip rimane confinato alla TV o sui settimanali scandalistici.

dragor (journal intime)

anecòico

In anni di studio su queste tematiche, caro Dragor, ho maturato la convinzione che l'Italia sia il paese maggiormente teledipendente d'Europa.
Diverse cause hanno portato a questa condizione di sudditanza televisiva, certamente una delle più importanti è la ripartizione delle quote pubblicitarie nel sistema italiano dei media. La TV fagocita quasi tutti i proventi della pubblicità, lasciando alla carta stampata le briciole. Un quotidiano deve dimostrare ai propri investitori di vendere tante copie, così diversifica la propria offerta cercando di solleticare tutti i palati. Questa perversa corsa al consenso del lettore si è innestata sulla formula, tutta italiana, dei "giornali omnibus" che, già tra le due guerre, offrivano un giornale adatto alla portinaia quanto al professore universitario.
Riusciremo mai a uscirne? La risposta probabilmente risiede nel Web e nella capacità di creare giornali on-demand. Staremo a vedere! :)

marianna

Ritorniamo ai quotidiani di cui ero e sono una lettrice forte.Dico subito che il giornale che ricalca la tv non mi piace.Purtroppo però quasi tutte le maggiori testate in Italia si orientano in tal senso.Leggittima questione di numero di copie da vendere.Io cosa faccio?Leggo solo ciò che mi interessa.La cronaca,per esempio la salto a piè pari.In un quotidiano mi interessano in ordine di preferenza:la pagina di politica estera,quella di politica interna,quelle culturali.Anzi a queste premetto l'articolo di fondo.Se ho tempo vado a dare un'occhiata ai commenti.In questi ultimi due anni,credo,lo spazio riservato alla cronaca, al gossip ed agli spettacoli a mio avviso è divenuto sempre più ampio.Un esempio per tutti:Il Corriere della Sera,che,sopratutto da quando ha cambiato formato,non è divenuto affatto più maneggevole e per la cultura le due pagine, che le riserva,a volte sembrano fare da cassa di risonanza solo alla vendita di alcuni libri o a pubblicizzare certe manifestazioni.
La Stampa invece,secondo me, riesce a ben dosare gli spazi.E poi il supplemento del sabato per me vale l'intera settimana.
Repubblica non a caso è al primo posto per copie vendute.Se non fosse talora un po' fazioso,giornalisticamente,come impostazione,è il migliore.
Io alterno Stampa e Corriere ma tutti i giorni in casa c'è Repubblica.
Ora con il Web va molto meglio ovviamente anche se ,di alcuni consultati via Web,preferisco avere anche l'edizione cartacea.Me la posso portare ovunque e,come dice Fruttero,godo del piacere di palpare la carta stampata ed annusare l'odore d'inchiostro.
Una curiosità:cosa sono i giornali on -demand? Una specie di giornale interattivo dove puoi far inserire i contenuti che realmente ti interessano?
Spiegatemi. Ciao Marianna.

dragor

Cara Marianna, mi sembra che in un certio senso il tuo approccio all'informazione cartacea sia già on demand, nel senso che fai la selezione e leggi soltanto quello che t'interessa. Il principio è spiegato qui:

VOD
Information à la demande
Information on demand
Capacité à fournir un texte numérisé à un poste client, en particulier à un navigateur Web, quand son utilisateur le réclame. Ce type de diffusion, assorti d'images vidéo,s'appuie soit sur sur des infrastructures de communication à très haut débit (des fibres optiques par exemple), soit sur des techniques de streaming.

La vidéo à la demande a connu son véritable essor en 2005. iTunes, qui a mis en place une offre de VOD aurait vendu plus d'un million de vidéos en un an. Aux Etats-Unis, les Studios Universal ont annoncé qu'ils seraient en mesure de proposer des blockbusters en VOD

Buona serata, a presto, ciao

dragor (journal intime)


Tesea

Pur esecrando un certo tipo di giornalismo scandalistico, so che pure in questo campo gioca la regola della domanda e dell'offerta.
Nel complesso credo che anche se il lettore di basso livello sociale e culturale compra il giornale cartaceo per cercarvi il pettegolezzo e l'evasione, forse un risultato l'abbiamo comunque ottenuto: il suo avvicinamento al quotidiano, nel quale poi, magari per caso, soffermarsi anche su articoli di maggiore spessore, arricchendo conoscenza e visione.
Tesea

Tesea

Pur esecrando un certo tipo di giornalismo scandalistico, so che pure in questo campo gioca la regola della domanda e dell'offerta.
Nel complesso credo che anche se il lettore di basso livello sociale e culturale compra il giornale cartaceo per cercarvi il pettegolezzo e l'evasione, forse un risultato l'abbiamo comunque ottenuto: il suo avvicinamento al quotidiano, nel quale poi, magari per caso, soffermarsi anche su articoli di maggiore spessore, arricchendo conoscenza e visione.
Tesea

donnanonmoderna

Secondo me il problema è che la maggior parte dei gestori della Comunicazione è convinta che siamo dei poveri ignoranti e come tale ci tratta...io passo la vita a scegliere cosa leggere e cosa vedere in tv e quando qualcosa non mi va mi rifiuto tassativamente di proseguire. Ognuno è libero di scegliere...tuttavia i telegiornalisti RAI sono pagati anche da me e quello che fanno nei TG è un vero sopruso di potere!
Carmela

dragor

Cara Carmela, non pagarli!

dragor (journal intime)

Gian Contardo

Caro Dragor, permettimi di esulare dall'argomento del tuo post.
Esso inizia accusando i sondaggi di Stampa e Repubblica di essere "puro sciacallaggio effettuato per bassi motivi commerciali".
Non voglio entrare nel merito.
Dico solo, riandando al recente affaire Giacosa, che il fatto che questo post non sia stato oscurato dovrebbe provare che La Stampa non fa né censure né oscuramenti e quindi la reazione dei blogger che se ne sono andati è stata emotiva e tutto sommato immotivata.
Sono comunque contento che un giornale che viene assusato di "puro sciacallaggio per bassi motivi commerciali" non impedisce ai suoi lettori di scrivere tutto ciò.

P.

Ancora uno...

bel post, Dragor! Condivido molte cose che hai detto, e vorrei reaggire piu particolarmente al "trattamento" riservato da Vespa and Co al delitto di Cogne:

Un delito dramatico xke tocca la possibile colpevolezza di una mamma nel omicidio del proprio bambino, ma purtroppo trasformato in uno reality show da fare impalidire il grande fratello!

Durante 5 o 6 anni si e potuto seguire (anche sui telegiornali) ogni piccola novità a ritmo quotidiano.

Tutto questo assecondato dalle varie edizioni di "porta a porta" ( come se il giornalismo aveva solo questo argomento di cui occuparsi).

A me tutta questa storia è sembrata un modo per sviare l'attenzione della gente (o della "massa") da altri problemi.

Se ognuno facesse il proprio il proprio mestiere, staremmo siccuramente meglio:

In una democrazia c'è un organo preposto a rendere giustizia: si chiama la Magistratura (purtroppo con tempi lunghissimi).

Il giornalista puo criticare l'operato dei giudici, propore delle ipotesi, mettere alla luce possibile incoerenze, ma sara sempre l'inchiesta della sudetta magistratura a dovere rendere conto al popolo.
Non i vari Vespa di turno a cercare ad influenzare l'opinione pubblica in un senso o nel altro.

La cronaca deve rimanere tale, con uno spazio siccuramente ridotto rispetto alla situazione attuale (meno guardona, piu giornalistica), questo è un auspiccio...

Un Saluto

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