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04/04/07

Commenti

marianna

Caro Dragor eccomi.Bel post:provocatorio ed intelligente.Ciò che scrivi è verissimo ed io ricordo anche chi intervenne a difesa dell'Islam.Mentre tuonava controla Chiesa di Roma.Questo però non è importante.Importante è che tutti,dopo la discussione sul blog, si mobilitino per firmare la petizione e sopratutto facciano adeguata controinformazione,ciascuno nel proprio ambito di relazioni.Le cifre di morti e deportati sono impressionanti e non può essere questo solo un argomento di discussione.Bisogna martellare fino a far entrare nei cervellini ottusi che l'Africa a diritto alla sua dignità,al suo sviluppo.Senza questi non cambierà nulla.La pace dovrebbe essere un diritto per tutti. A presto. Marianna.

Giulia

Mi è piaciuto molto il tuo post, perchè è la continuazione di un dialogo aperto che aiuta a capire. Ed alcune cose le ho capite anch'io leggendoti eci sto riflettendo: questo credimi Dragor è un grande risultato. Da giorni avrei voluto scrivere qualcosa sul Darfur, ma avrei voluto farlo dopo averci riflettuto ed allora ho rimandato. Continua Dragor le tue provocazioni fanno bene. Ciao Giulia

Indica

L'autointervista..che bel tipo di articolo!Complimenti davvero Dragor, leggo con molto piacere il tuo blog perchè tratti argomenti molto interessanti in un modo mai noioso e soprattutto che aiuta a riflettere. Fai pensare..!Ho da poco internet e quindi da poco leggo i blog però ho gia deciso di aprirne uno mio ( http://indica.blog.lastampa.it/ilove/) e devo dirti dragor tu scrivi un blog che mi ha fatto venire voglia di scriverne uno mio!
Per quanto riguarda il discorso guerre non mi sento ancora abbastanza informato da poterne parlare anche perchè essere informati bene di ciò che attiene ad una guerra è sempre più un problema..
Ciao a tutti.

dragor

Cara Marianna,l'ONU dovrebbe inviare delle truppe in Sudan per fermare il massacro. Ma non lo fa, come non lo ha fatto in Rwanda. Le lezioni del passato non servono a niente.

Buona giornata, a presto

dragor (journal intime)

dragor

Grazie, cara Giulia. Aspetto di leggere quello che scriverai sul Darfur. Sono sicuro che offrirai qualche nuovo spunto di riflessione come solamente tu sai fare.

Ciao, a presto

dragor (journal intime)

dragor

Caro Indica, avrei voluto visitare il tuo blog per darti il benvenuto, ma il link non funziona. E' già operativo? Oppure l'indirizzo non è preciso?
Aspetto notizie, ciao

dragor (journal intime)

anecòico

Grazie per aver citato un mio precedente intervento sulla terribile crisi sudanese. Più siamo a parlarne meglio è, caro Dragor.
Approfitto della tua sensibilità per segnalare a te e ai tanti che ti leggono, che nelle giornate di lunedì e martedì molti blogger della Stampa hanno partecipato a un post collettivo sul Darfur.
Il testo, ancora pubblicato su moltissimi blog della Stampa, riporta un bellissimo intervento in versi di Orbita e una parte in prosa curata da me, la medesima che hai pubblicato al fondo del tuo post con i link per le varie petizioni e iniziative di solidarietà.
Sono certo di non recarti alcun dispiacere rinnovando dal tuo blog l'invito a tutti coloro che hanno un sito a pubblicare, o rieditare, l'intervento corale dei blogger della Stampa sul Darfur.

Grazie,

anecòico

Galeotto

Caro dragor,

ti invio un articolo un po' fuori tema, ma che credo possa interessarti.

L'articolo è comparso come editoriale del Wall Street Journal di ieri ed è stato scritto da un ex-membro del gruppo terrorista Jemaah Islamiya.
http://www.opinionjournal.com/editorial/feature.html?id=110009890

Ne cito un passaggio interessante:
"Yet it is ironic and discouraging that many non-Muslim, Western intellectuals--who unceasingly claim to support human rights--have become obstacles to reforming Islam. Political correctness among Westerners obstructs unambiguous criticism of Shariah's inhumanity. They find socioeconomic or political excuses for Islamist terrorism such as poverty, colonialism, discrimination or the existence of Israel" (Tawfik Hamid).

Ciao a tutti, G.

dragor

Caro Galeotto, grazie per l'interessante segnalazione. Traduco per i non anglofoni:

E' assurdo e scoraggiante il fatto che molti non-musulmani... intellettuali occidentali che passano il tempo a rivendicare i diritti umani... siano diventati ostacoli alla riforma dell'islam. La correttezza politica occidentale impedisce che si critichi in modo non ambiguo la disumanità della Sharia. Gli occidentali trovano scuse socioeconomiche o politiche per il terrorismo islamico come la povertà,il colonialismo, la discriminazione o l'esistenza d'Israele (Tawfik Hamid).

Bravo Tawfik, devi avere copiato Journal Intime...

Ciao

dragor (journal intime)

marianna

Caro Dragor c'entra e non c'entra con lo specifico del Darfur ma continua un discorso iniziato.
Sono le parole di Ernesto Balducci,sacerdote,uomo impegnato sulle problematiche del terzomondismo e globalizzazione.Nome noto, specie a Firenze, non più tra noi.
"Credo che vada superata la stagione del cristianesimo intimista,che ha abituato troppi credenti a ritenersi universali solo perchè,chiudendo devotamente gli occhi, sentono di voler bene a tutti gli uomini, ricchi e poveri, bianchi e neri, sfruttatori e sfruttati,a tutti insomma.Obbligati dalla fede ad affermare l'armonia e la pace,dimenticano le contraddizioni della storia vissuta e si rifugiano nel Regno dei Cieli,dove Dio sarà tutto in tutti.
A proposito di Darfur e truppe ONU,leggevo proprio ieri su Le Monde che l'OUA non gradisca l'intervento ONU.E, meno che mai,i Sudanesi che dicono che il Darfur deve essere liberato per manodegli stessi Sudanesi.E questo lo si diceva a proposito del ferimento di soldati senegalesi,proprio perchè il Senegal, nonostante le perdite, si dichiarava disposto a continuare con la sua presenza a livello di contingente militare nella liberazione del Sud Sudan.
A presto. Marianna

marianna

Caro Dragor ti ho inviato nella tua posta elettronica cosa scrivevo io sul Darfour nel marzo 2005. Mi piacerebbe leggessi.Mi spiace non poterlo condividere con gli altri ma è abbastanza lunghetto ed io non sono molto veloce.Se ci vuoi provare tu.....ma non credo.Ciao. Marianna.

dragor

Cara Marianna, ecco il tuo splendido post copincollato in 3 secondi. Comr confermi, anche in sudan la tentazione negazionista è fiorte.

AFRICA- PACE A KHARTOUM E VIOLENZA IN DARFUR


COSI’ NON VA

Esito positivo per i negoziati di pace del Sudan ma resta sospeso il giudizio sul governo di Khartoum. Uccisioni, stupri e rapimenti sono il triste bilancio della strage nella regione occidentale del Paese. I superstiti nei campi profughi ammontano a circa due milioni. Che fare? Un’altra guerra dimenticata mentre il mondo discute.


Africa strangolata.Africa pattumiera del mondo.Africa terra di genocidi. E quasi sempre una diffusa impunità.Chi vuol capire perché i mali del mondo siano restii a facili soluzioni,non ha che da studiare la situazione del Sudan.
Il 9 gennaio scorso il governo di Khartoum e l’esercito di liberazione del sud Sudan(Spla) hanno raggiunto finalmente un accordo.Esso è stato siglato a Nairobi, in Kenya, alla presenza di numerosi capi di stato africani e dei rappresentanti dei maggiori organismi internazionali.Si è messo così fine ad un conflitto che,solo negli ultimi 20 anni, ha provocato dai due ai tre milioni di vittime civili.Ma sarà vera pace? L’interrogativo è d’obbligo per molteplici ragioni. La prima è la scoperta di giacimenti di petrolio nelle provincie meridionali contese. Giacimenti che hanno reso più difficili i negoziati,costringendoli più volte ad arenarsi sulla questione della spartizione dei proventi. L’ipoteca maggiore sul futuro del Sudan è data però attualmente dalla guerra in corso nelle provincie occidentali del Darfur. Qui vive quasi un quinto della popolazione sudanese e si affrontano tribù di pastori di origine araba e di agricoltori africani, tutte islamiche.Si tratta di un conflitto, quest’ultimo, in corso da ben due anni, a partire dal febbraio2003. Il Darfur è la regione occidentale del Sudan,quella confinante con il Ciad. Un territorio prevalentemente desertico ed inospitale. E’ abitato da popolazioni nere(i Fur), che sono prese di mira dalle milizie arabo-musulmane( i janjaweed) filogovernative. E la mattanza(perché solo così si può definire) è causata stavolta esclusivamente dall’uomo.Babiker, patriarca di una numerosa famiglia, sfollato nel campo profughi di Dorti, raccontando degli attacchi al suo villaggio >. E si accarezza con un lento movimento il dorso della mano. La religione, ad esempio, non è affatto motivo di scontro,in quanto entrambe le componenti( i janjaweed e i fur) sono musulmane.La storia del Sudan con tutto il carico di conflittualità,che i media hanno talora proposto alla nostra attenzione, ha inizio nel 1956, all’indomani della indipendenza dalla Gran Bretagna. Il Paese è diviso in due: il nord musulmano con il governo presieduto dal generale golpista Omar El Bashir a partire dal 1989 ed il sud , in parte cristiano ed animista, guidato dal ex governatore militare John Garang, fondatore dell’esercito popolare per la liberazione del Sudan(Spla).Fin da subito nel Sudan indipendente il fattore religioso si è sovrapposto alla tradizionale conflittualità etnica,per altro endemica in africa.Nel 1983 la decisione di Khartoum di adottare la legge coranica,la shari’a,imponendola su tutto il territorio,suscita la resistenza del Sud e porta in primo piano la figura di John Garang,dell’etnia Dinka.Garang ne vuole difendere l’identità e la fede e giunge poi,ben presto, a rivendicare l’indipendenza di tutto il sudSudan.A lui si uniscono altri leader che,in seguito, lasciano lo Spla, troppo connotato etnicamente, per creare altri movimenti armati minori, antagonisti anch’essi nella comune lotta contro el Bashir.Da allora gli abitanti delle regioni meridionali del Paese hanno vissuto e vivono in perenne stato d’allarme non solo trovandosi tra due fuochi,ma essendo per ragioni diverse presi di mira da tutti i contendenti.
Un Rapporto delle Nazioni Unite,stilato dalla commissione dei Saggi, ci informa in questi giorni che tutti gli orrori compiuti in Darfur dal 2003 non stanno a significare che il governo del Sudan sia colpevole di genocidio. E a dichiararlo in tutta fretta è il ministro degli Esteri sudanese,Mustafà Osman Ismail,il quale definisce anche scorretto ed emotivo il documento, con conclusioni sbagliate.Ci sarebbero invece dei singoli colpevoli.Sono 51 i nomi presenti nel testo del rapporto e fra essi figurano autorità di governo, soldati,poliziotti
Si deve credere a questa versione dei fatti? Quanto pesano in situazione il fattore petrolio ed il commercio delle armi?
Se i massacri venissero definiti genocidio(sono state uccise per difetto almeno 75mila persone,2000 villaggi sono andati distrutti e circa 2milioni sono i senza tetto),l’ONU sarebbe tenuta ad intervenire per bloccarli.Ma quando si è parlato di possibili sanzioni,la Cina si è opposta perché con il Sudan fa affari sul petrolio.La Russia ugualmente perché a Khartoum vende armi.Gli Stati Uniti, che pure adotterebbero una linea più dura, non riconoscono la Corte penale internazionale, alla quale invece Canadà,Australia e Nuova Zelanda affiderebbero il caso. E naturalmente la stessa ONU.Così si discute di cavilli giuridici, etici e politici mentre la gente muore e di una intera regione si fa il deserto.
Nella capitale della Nigeria,Abuja,si sono aperti da mesi i negoziati per fermare la repressione e far cessare le atrocità in Darfur ma è solo un sottile filo di speranza cui aggrapparsi.Che si tratti di genocidio o di pulizia etnica è una questione semantica- sostengono gli osservatori- che certo non rende giustizia alla crisi. Occorre intraprendere un qualche tipo d’azione comunque e subito.
Washington?Bruxelles? Per la diplomazia internazionale le priorità sono sempre altre..
E l’Africa resta in attesa.

MARIANNA MICHELUZZI 08 02 05

Introduzione alla lettura della “Redemptoris Missio”

Missione è l’essere mandato per annunciare la “buona Novella” ossia che Cristo è venuto tra noi , è morto ed è risorto per noi. La sua morte ha sconfitto il peccato originale cioè il male presente nel mondo. Cristo dunque è salvezza per l’uomo, oblazione per tutti gli uomini sino agli estremi confini della Terra.
L’assemblea di coloro che condividono l’annuncio della venuta di Cristo è l’ecclesìa, articolata per compiti e carismi. La Missione di Cristo affidata alla Chiesa (Papa-Vescovi-sacerdoti-religiosi-religiose-laici) è ancora lontana dal suo compimento. L’impegno è pertanto oggi maggiore di ieri e nulla può essere dato per scontato. Ecco allora che la Missione è unica ed è compito di ciascuno di noi. Essa ha la stessa origine e la stessa finalità, che scaturiscono entrambe dalla Trinità (Dio Padre-Cristo-Spirito Santo), in particolare dall’icona di Cristo e dalla presenza dello Spirito Santo nella storia dell’umanità.
Il contesto della Missione sono le diverse situazioni in cui l’uomo viene a trovarsi, situazioni che devono tener presente la storia e la geografia de palcoscenico-mondo.
Lo studio della storia, quella del periodo coloniale, non letta in un’ottica esclusivamente eurocentrica, può aiutare, ad esempio, a superare le connotazioni negative che si è soliti dare a termini come “missioni” e “missionari”. L’impianto delle chiese locali, che possono e devono ormai camminare con le proprie gambe, ci fa gioire dell’arricchimento che il rientro delle missioni nella missione della Chiesa produce e può continuare a produrre. Alle diverse situazioni corrispondono da parte della Chiesa tre attività: la cura pastorale, la missione specifica ad gentes e la nuova evangelizzazione. La prima aiuta ad approfondire l’identità cristiana; la seconda è l’annuncio di Cristo e del suo Vangelo per edificare la Chiesa locale e promuovere i valori del Regno; la terza propone una nuova scoperta ed accettazione del Cristo e della sua Chiesa.
In tutte è presente la centralità dell’annuncio, in particolare però lo è nella Nuova Evangelizzazione, che riguarda sia l’Occidente scristianizzato sia quelle nazioni dell’America Latina e dell’Africa, dove la secolarizzazione e la diffusione delle sette hanno avuto buon gioco sul semplicismo e i bisogni della gente. La complessità della Missione ad gentes poi, che si rivolge generalmente a popoli e contesti socioculturali in cui Cristo e il Vangelo non sono conosciuti, interessa in particolare tre ambiti: un ambito geografico, un ambito sociologico, un ambito culturale.
L’ambito geografico abbraccia i cinque continenti. L’ambito sociologico tiene presente l’urbanizzazione, i giovani, le migrazioni, la povertà, le ingiustizie e quindi tutto il carico di negatività prodotto da guerre, fame, malattie, analfabetismo, che non possono esulare da un serio discorso storico-politico. L’ambito culturale invece considera la comunicazione, la promozione umana e la spiritualità. Per quel che concerne la comunicazione sociale s’intende la cultura in senso antropologico, la ricerca scientifica ed i rapporti internazionali.


Dinanzi ad un prospetto introduttivo alla lettura della “Redemptoris Missio” abbastanza ricco ed articolato cosa possiamo chiederci per cominciare a calarci nel nostro progetto?
- Perché noi abbiamo un progetto?
- Perché allora non proviamo a dargli un titolo?

Ritornando al testo ci sono chiari tutti i termini incontrati finora? Che cos’è per noi , ad esempio, lo Spirito Santo? Cosa intendiamo per “Chiesa locale”? Cosa significa approfondire l’identità cristiana? Che cosa definiamo per pastorale ordinaria? Perché i termini missione e missionari hanno per alcuni ancora oggi una connotazione negativa?
A proposito di spiritualità che cosa significa:”Bisogna trasformare l’umanità dal di dentro e in profondità”? Come e quando tempo dedichiamo all’informazione sulle vicende dei paesi in via di sviluppo?
Qual è il nostro atteggiamento nei confronti del conformismo culturale che ci impongono i nostri media? Che relazione intravediamo tra promozione umana e spiritualità? Leggiamo il Vangelo? Sappiamo pregare?


Missione ad Gentes – Leggere: Mt. 28, 18-20;
Gv. 20, 21-23;
At. 8, 5-8; 26-40;
At. 13, 44-49.

Nuova Evangelizzazione: 1Cor. 4, 14-17;
Gal. 1, 6-11;
Ap. 2, 1-3.

Olbia, 12 02 05.

marianna

Carissimo sei un mago! Primo perchè hai realizzato la magia di trascrivere il mio post.Secondo perchè l'introduzione alla Redemptoris Missio è venuta fuori dalla cartella Africa senza che io me ne rendessi conto. Questo ti fa capire comunque cos'è l'Africa per me e quanto trasporto provo per quelli che di lei si occupano.
Ti ringrazio tanto e quindi ci vuole una poesia:

E non mi rispose
la Croce del Sud:
proseguì,proseguì il suo viaggio/
spazzata
dal vento.
Lasciai la lira allora
da una parte,
sulla strada,
e abbracciai la mia amata;
e mentre avvicinavo
i miei occhi ai suoi occhi,
vidi in essi,
nel loro cielo,
quattro punte
di diamante infuocato.
Pablo Neruda
Ti auguro una felice notte.
Marianna.

Davide

Non sono esperto di Africa, certo non posso portare esperienze di prima persona a sostegno delle mie parole... caro Dragor, prendile pertanto per quelle che sono: riflessioni a carattere speculativo.

Detto questo, la tua tesi non mi convince proprio. Non credo che la differenza chiave tra i casi da te citati sia religiosa.

Credo piuttosto sia un problema legato al concetto di "Stato Sovrano".
Quanto accade in Darfur, così come quanto accaduto in Rwanda, ma potrei parlare anche di Cecenia o - perchè no? - di Turchia, per brutale e ferino che sia, rimane nella concezione moderna della politica internazionale un problema di "politica interna".

Detta in altre parole: se Hitler si fosse limitato agli ebrei tedeschi, pensi che ci sarebbe stata una II Guerra Mondiale?

dragor


Caro Davide, non so che cosa sarebbe successo se Hitler si fosse limitato a sterminare gli ebrei tedeschi, ma in Serbia e in Kosovo si è intervenuti per questioni che venivano considerate di “politica interna”. Se non si ha il diritto di sterminare i cittadini degli altri paesi, non si ha nemmeno il diritto di sterminare quelli del proprio. In ogni caso ci sono anche altri strumenti di pressione, come l’embargo e le sanzioni economiche. Il problema non è l’islam in quanto religione. E’ che i paesi produttori di petrolio sono in gran parte islamici e questo provoca un atteggiamento di servile passività nei confronti dei paesi appartenenti a questa confessione.
Ciao, buona giornata

dragor (journal intime)

Fuoridalghetto

Ottima provocazione ;)!
Quanto alle motivazioni economiche non saprei. Che motivazioni economiche hanno i terroristi islamici nel distruggere mezzo mondo? Che motivazioni economiche può aver avuto Hitler nello scatenare quell'inferno che ha portato alla distruzione anche della Germania e di se stesso?

dragor

Caro Fuoridalghetto, quando parlo di motivazioni economiche, mi riferisco alla dipendenza dal petrolio dei paesi islamici che provoca in occidente la cosiddetta correttezza islamica, ovvero l'atteggiamento ossequioso e servile nei nei confronti dei paesi musulmani e l'ignoranza complice dei loro soprusi.

Ciao

dragor (journal intime)

Davide

Mi permetto di rimanere non convinto della tesi. Per me l'atteggiamento della comunità internazionale nei confronti di queste situazioni è assimilabile all'atteggiamento degli abitanti di un condominio quando scoprono che il vicino di sotto picchia la moglie.

Una precisazione: quanto ho detto nel precedente commento non vuole ASSOLUTAMENTE essere una apologia del genocidio! Non attribuisco affatto allo Stato il diritto di sterminare i propri cittadini, ovviamente. Propongo solo un'interpretazione alternativa a quella di Dragor del perchè le cose vanno in questo modo (schifoso, siamo tutti d'accordo su questo).

Cordialmente,

http://lagrandeillusione.blogspot.com

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