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« IMPUNITA' PROLETARIA | Principale | PASCAL O LA SCOMMESSA PERSA »

15/01/09

Commenti

marianna

Carissimo, il tuo ragionamento fila liscio come l'olio.Io, a suo tempo, ho letto e apprezzato Russel nella sua divulgatissima "Storia della Filosofia" ma continuo a credere nell'esistenza di Dio.
E mi dispiace di dover sempre tornare su questi argomenti anche perchè, credo sia noto,che non è mai esistito e non esiste popolo sul nostro Pianeta il quale non abbia avvertito in più circostanze l'esigenza della dimensione del trascendente.
L'uomo ha comunque bisogno di credere che Dio esiste. Non importa quale Dio.
Se poi Dio non c'è......
Mi rifaccio alla scommessa pascaliana.
La preferisco.
Buona giornata!
Un abbraccio.
Marianna

Amanda

Uh! Non conoscevo questa teoria, ma il ragionamento non fa una piega. Si sposa un po' con quello che è il mio motto di vita:
La verità, dipende da dove la guardi.
(non l'ho mai scritto, ma è il sottotitolo di buona parte dei miei racconti :)))

Pasquone

Caro Dragor, permettimi di ribadire la mia opinione in proosito. Non si può cercare la teiera nei cieli, ma va capito cosa ribolle dentro di noi. Dio non è soltanto la Natura, come pensano tanti primitivi ed alcuni grandi filosofi, ma corrisponde al Senso della Vita. quello che io intendo come Amore, verso noi stessi, discendenza compresa, e verso il prossimo. compresi gli altri viventi.
Pasquone, che crede in Dio e negli uomini

Pim

Anzitutto grazie per la citazione, sei stato molto gentile.
L'esistenza della teiera si potrebbe dedurre mediante calcoli matematici - così come quella della materia oscura dell'universo, una massa invisibile ma che risulta fisicamente presente.
L'esistenza di Dio invece non è provabile in alcuna maniera con gli strumenti che abbiamo a disposizione. E neppure tanto necessaria, a dirla tutta. In Uccellacci e uccellini, PPP fa dire al corvo: "con la scienza ci si vede, con la fede ci si crede". Per credere a Dio occorre, appunto, un atto irrazionale di fede: starci o non starci è un atto di libertà che va comunque e sempre rispettato.
In ogni caso, scommetto anch'io come Pascal.

Buona giornata, ciao.

dragor

Cara Marianna, il bisogno di magico si trova in tutte le culture e le sue motivazioni sono state ampiamente studiate dagli etnologi. Le religioni ne sono una delle tante forme. Ho scritto su questo argomento perché mi dispiaceva che la questione fosse stata banalizzata in quel modo sui bus di Genova,facendo oggettivamente il gioco dei preti, cosi' ho cercato di descrivere quello che s'intende per probabilità di esistenza. In ogni caso questa è la tua materia, quindi la conosci certamente meglio di me. Sulla scommessa di Pascal tornero' con un post, ovviamente per smontarla da cima a fondo. E pensare che Pascal mi piace... :-))
A presto da te

dragor (journal intime)

dragor

Amanda, sono sicuro che, se fosse ancora vivo, Bertrand Russell s'ispirerebbe ai tuoi racconti :-)))

dragor (journal intime)

dragor

Caro Pasquone, se amiamo veramente l'amore, ci conviene credere più negli uomini che in Dio, Jehova, Allah & C. Guarda un po' quello che stanno combinando. Un mondo senza dei sarebbe un mondo di pace.

dragor (journal intime)

dragor

Caro Pim, è stato un piacere citarti, grazie a te per avermi offerto lo spunto per scrivere sull'argomento.
Infatti Pascal, che era più onesto di tanti teologi, da buon giansenista diceva "Dieu sensible au coeur, non à la raison" e "Le coeur a ses raisons que la raison ne connait pas", troncando cosi' una volta per tutte l'eterno dibattito sulla dimostrazione filosofica dell'esistenza di Dio. Ma sul pari secondo me è caduto male. Ne parlero' presto in un post.

A presto, buona serata

dragor (journal intime)

banjoman

Il famoso filosofo Blaise Pasca (1623-1662) fece questo famoso ragionamento sulla cosiddetta scommessa sull'esistenza di Dio:

* Se io scommetto a favore dell'esistenza di Dio e Dio c'è, ne ho un guadagno eterno
* Se io scommetto a favore dell'esistenza di Dio e Dio non c'è, non ci perdo
* Se io scommetto contro l'esistenza di Dio e Dio c'è, ne ho una perdita eterna
* Se io scommetto contro l'esistenza di Dio e Dio non c'è, non ci perdo nè ci guadagno

Nel caso di scommessa contro, c'è un'ipotesi di perdita eterna, quindi la saggezza, secondo Pascal, consiglia di scommettere a favore, perché c'è un'ipotesi di vincita, o, nel peggiore dei casi, non si perde nulla.

Ciao a tutti,

Max Banjoman

Prishilla

Russel non si discute, e la metafora della teiera è esemplare. C'è un altro punto però, ed è che se la teiera esiste o meno non cambia nulla nella mia vita quindi non ha senso "scommetterci su". Pare inoltre che il bisogno di una conferma razionale dell'esistenza di Dio sia contrario alla fede. "Beati i poveri in spirito", no? Ma che fatica! Prish

dragor

Ciao Max, ben tornato. A proposito della scommessa di Pascal, ti ho risposto sul mio post di oggi!

A presto

dragor (journal intime)

dragor

Ciao Prishilla. Infatti Pascal, che che non era povero di spirito ma onesto (a volte le due cose si assomigliano)ha concluso che Dio si puo' percepire solamente con il cuore e che il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce. Non poteva essere diversamente, perché i suoi calcoli gli avevano dimostrato che c'erano poche probabilità che Dio esistesse. Peccato che sia caduto male con la sua famosa scommessa. Ne parlo nel mio post di oggi!

A presto

dragor (journal intime)

gobettiano

La soluzione è stata qui detta e ripetuta. Cuore o ragione. Ma Bertrand Russel per il rigore del ragionamento rimane esemplare.
Bello lo spunto di PIM, bello il post.
luigi

Fiona Petito

Credere è un non-senso logico...

Credere significa: tra due cose possibili si "assume" come vera una determinata delle due. "Assumere" come vera qualcosa, NON la fa tuttavia "vera". Paradossalmente quindi, proprio il "credere" -- o fede che sia -- esclude per definizione la "certezza" che la cosa "creduta" sia vera.

A questo punto ci si domanda che senso ha "l'equivoco" opportunisticamente portato avanti dai promotori di quelle cose "primordiale" che sono le religioni (tutte), che pongono a fondamento della ragione per "credere" la "certezza" delle cose da loro indicate (cioè il Dio "vero", le "verità" della fede etc.).

"Credere" in altre parole è un non-senso logico che "si regge" sugli equivoci semantici e di contraditio-in-terminis del "credere perchè vero", e che proprio per questo spiega perchè superstizione&religione -- due cose tra l'altro dai confini molto opinabili se non inesistenti -- alberghino grandemente e facilmente nelle menti meno scolarizzate e più sprovvedute dei "poveri di spirito" (... o l'espressione poveri di "spirito" sta proprio a significare che non sanno cogliere il senso della "barzelletta", appunto???). Così come si spiega anche perchè più una società "progredisce" più si indebolisce il "sentimento religioso", che rispetto al passato, anche in un paese a forte "sudditanza" clericovaticanizia com'è appunto l'Italia, non è stato mai così in basso, tenue, e "quindi" snobbato" nelle prassi, come lo è oggi (si vedano per esempio i vari P. Casini ed i tanti altri Illustri "devoti" in altri tempi detti ipocriti).

Tutte le religioni sono destinate a scomparire, via via che la loro "credibilità sostenibile" viene erosa dalle scoperte e sviluppo della scienza -- non a caso sempre osteggiata dalla Chiesa che "giustamente" la percepisce come cosa che "mina" quella "credibilità sostenibile" della religione alla base della suo poter di persuasione, o plagio che sia. Del resto, a guardare la storia, sono tantissime le religioni che sono fin'ora scomparse, e senza "mai" che qualcuno di quei Dii veri-verissimi-che-di-più-non-si-può e prodighi di miracoli (sempre certificati da "altri") abbiano mai fatto una piega o si siano un po' incacchiati per essere stati messi da parte.
Fiona Petito

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