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« COME L'ITALIA PERSEGUITA LA CHIESA | Principale | DUE POPOLI, UNA TERRA »

07/01/09

Commenti

marianna

Io mi auguro che le armi tacciano il più a lungo possibile da ambo le parti.Anche se so che si tratta di una tregua a tempo.
Importante è invece che si stabilisca il da farsi e s'imponga ai terroristi di rispettarlo.
Poichè quest'ultima aspirazione non sarà facilmente realizzabile, vedo la situazione reale molto complessa e indefinita nel tempo purtroppo, con tutta la negatività immaginabile per la popolazione civile di entrambi gli schieramenti.
Si consideri comunque che i due popoli non combattono ad armi pari quanto a mezzi e tecnologie.
Un bel garbuglio insomma e neanche troppo lontano da noi!!
Buon pranzo e un abbraccio.
Marianna

Teseag

Il problema sarà irrisolto finchè non si vuole o non si osa risalire alla vera radice del problema:la nascita stessa di Israele, decisa a tavolino fra Lord Balfour - ministro degli esteri del governo britannico - e Lord Rotschild, rappresentante della comunità ebraica in Inghilterra.
La famosa Dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917 (poi inserita nel Trattato che chiudeva le ostilità con la Turchia) ignorava completamente il popolo che abitava la terra su cui sarebbe sorto lo stato ebraico. Nessuno si preoccupò dei diritti o del consenso dei palestinesi.
Ecco perchè ora molti di loro - i più poveri, disgraziati e disperati - rifiutano l'appellativo 'terroristi' e si considerano 'partigiani', patrioti.

Pasquone

La tregua richiede una trattativa, che direttamente fra Israele ed Hamas (più Iran) non è al momento attuabile. Vi sono alcuni possibili intermediari, ma il più accreditato, Obama, entrerà nella pienezza delle sue funzioni tra circa due settimane. Un periodo di sofferenze, specialmente per i cittadini di Gaza, ma anche per chi da tnto tempo attende la pace ed il progresso di tutti i popoli medo-orientali. Io da sempre sono tra costoro.
Pasquone

gobettiano

Dalla nascita di Israele son passati oramai 6 anni. Non credo che porti a risultati occuparsene. Serve invece che l'autorità palestinese si faccia carico di hamas che latra invece di distruzione di Israele. Interrompere le forniture di armi ad hamas con le pressioni di tutte le grandi potenze. Questo serve.
luigi

Teseag

Sì, l'eziologia non cambia la realtà di fatto.
Però spiega e a volte giustifica azioni e reazioni.
Tesea

dragor

Cara Marianna, in una guerra di questo tipo il divario tecnologico conta relativamente. Guarda com'è finita in Libano contro Hezbollah nel 2006. E' quello che Hamas sta cercando di replicare a Gaza e che Israele teme maggiormente.
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Cara Tesea, ti ho risposto con un post!
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Caro Pasquone, in attesa che arrivi Obama, dobbiamo accontentarci di Mubarak. Sempre meglio che niente...
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Luigi, credo che alla nascita d'Israele manchi uno 0 :-)) In ogni caso c'è anc ira chi contesta la legittimità di questo Stato. E' l'argomento del mio post di oggi
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Grazie a tutti per i vostri commenti, buona giornata, a presto

dragor (journal intime)

Andrea C.

Una tregua non serve alla pace.
Interrompere una guerra serve al più debole per
riprepararsi a combattere ed uccidere più a lungo.
La pace non è una guerra interrotta ma
una guerra finita.
Una guerra, evento disgraziatissimo,
finisce quando uno degli antagonisti ha raggiunto il suo scopo e si ferma oppure elimina del tutto la controparte.
Dato che lo scopo di Hamas è sempre stato distruggere Israele e lo scopo di Israele è ora distruggere
Hamas, il ragionamento si semplifica ulteriormente.
Si vorrebbe poter curare subito i poveri bambini,
ma si ha una qualche idea di dove andrebbero
a finire aiuti e medicine sotto il potere di Hamas?
La situazione attuale, complessissima, mi sembra anche il frutto di troppe tregue imposte o autoimposte per riflettere e trattare.

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