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REMEMBERING ADELE

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04/08/09

Commenti

gobettiano

Per mia fortuna non ho di queste velleità e detesto la lacrimuccia de eterno groppo alla gola. Ma la publicazione, sia pure a proprie spese, rappresenta, credo, una sorta di autorealizzazione. Non mi appartiene ma posso capirlo.
luigi

dragor

Luigi, io non contesto la pubblicazione, contesto la pubblicazione a pagamento. Poteva avere un significato prima di Internet. Ma adesso perché pagare per 100 copie quando puoi pubblicare gratis in tutto il mondo?

dragor (journal intime)

Amanda

Ciao Dragor, anche io finora ci ho messo solo la corrente elettrica, il pc, ed il tempo (tanto tempo) e la cosa mi ha gratificato lo stesso.
E oggi siamo in piena crisi economica, gli editori non hanno soldi per pubblicare sconosciuti, e non ha senso spendere soldi per pubblicarsi un libro e farlo vedere ad amici e parenti, ma che non arriverà mai in libreria. Un libro non distribuito è come non averlo mai scritto.

Io ho già deciso di autopubblicarmi in internet entro fine anno, ma non spendo nulla, chi vuole si compra le copie... ma ovviamente per farlo bisogna avere già acquisito dei lettori, ed allora ha un senso. Ma i lettori si acquisiscono se si ha davvero qualcosa da dire e che emerge dalla massa...

Il libro di carta vero un giorno arriverà, quando "il destino" deciderà che è arrivato il momento... :))

Alberto

Il problema di cui parli è piuttosto datato, ne parlarono in una trasmissione televisiva più di 15 anni fa. All'epoca, per lo meno, non esisteva Internet, oggi pagare per farsi pubblicare è davvero ridicolo.


Ma come dicono a Napoli: “ la mamma dei fessi è sempre incinta!”.

Gian Contardo

Caro Dragor, questo tuo post è per me un invito a nozze.

Comincio dal fondo: è vero, chi pubblica a proprie spese, oltre ad essere vanitoso, è anche pirla. Mi tornano in mente le divertentissime pagine che Eco, ne "Il pendolo di Foucault", dedica agli APS (Autori a Proprie Spese), dal gonzo commendator De Gubernatis all'astuto editore Garamond, che si inventa pure il premio "Petruzzellis della Gattina" per acchiappare polli.
Anni fa un mio collega di allora pubblicò a proprie spese un libro autobiografico e le cose andarono più o meno come descritte da Eco. Con in più l'aggravante che l'editore non si curò nemmeno di ripulire il testo dagli innumerevoli strafalcioni grammaticali e di punteggiatura del nostro velleitario aspirante scrittore, che fino alla pensione si beccò da noi il sarcastico soprannome di "maestro".

Quanto alla poesia, un conto è scrivere versi e un conto è scrivere poesie. Benedetto Croce osservava al riguardo: "Fino a 18 anni tutti scrivono poesie; dopo, le scrivono solo i poeti e i cretini".
Sulla metrica, hai ragione: certo, una poesia in versi sciolti può anche essere valida, quando ha cadenza, musicalità, quando il verso sciolto ha la potenza di un getto d'acqua da una cascata; ma è la metrica, e sopratutto l'endecasillabo, a fare da setaccio fra i poeti e i cretini.
Nel mio piccolo, per decenni ho scritto poesie, pardon, versi, in rima; da qualche anno scrivo per lo più in versi sciolti. Decadenza?

Mi permetto di indicare qui di seguito il link al mio nuovo blog:
http://guccinianosubalpino.splinder.com/

Ci sono poesie, pardon, versi in rima.

Ciao.

Alberto

Ciao Gian Contardo, ho dato un'occhiata al tuo sito di poesie, mi è piaciuta molto quella intitolata "quel sangue che impasta la terra".

Anche le altre non sarebbero male, se non ci fosse la rima!!!

Gian Contardo

ALBERTO: grazie per la visita. Cerco di scrivere con umiltà e, come canta Guccini, "non dico più d'esser poeta".

Alex

Bello il commento di Gian Contardo. Sapevo che avrebbe parlato di Garamond e del pendolo. E'il suo libro preferito ! Invece di autori a proprie spese, gli inglesi hanno un'espressione forte, concreta : vanity press. Sappiamo come finiscono i vanitosi...come gli altri. Avrebbero potuto risparmiarsi 2000 euro ma 2000 euro sono pochi finalmente.
http://karine.lanini.free.fr/Jardindevanites.htm

marianna

Carissimo Dragor, neanche io capisco questa fregola di scrivere poesie "se dicenti" e di farsele pubblicare a pagamento.
Ho avuto molti colleghi e colleghe che lo hanno fatto e continuano a farlo.
A mio avviso, è puro narcisismo per la maggior parte.
Ovviamente sempre con le dovute eccezioni.Perché magari, anche all'interno della produzione di uno stesso autore, ci possono essere taluni testi validi.
Mai pagare comunque! Per principio.Anche quando la vanità potrebbe sollecitare.
Un abbraccio affettuoso e buona serata.
Marianna
.

marianna

Carissimo Alex, favoloso link!
Mi è piaciuto in particolare Picasso.
Grazie.
Marianna

irenespagnuolo

Sai che sono un'aspirante scrittrice, una sognatrice...Dragor. Ma a pagamento non lo farei mai :)))
Per fortuna non ho l'ardire di cimentarmi in poesie, presumo sarebbero improponibili!!!
Ciao carissimo
Irene

Tesea

Ho scritto poesie al liceo.
Con le mie origini genovesi non pagherei mai niente e nessuno.
Disponibile invece a farmi pagare...
Tesea

dragor

Una grande verità, Amanda: un libro non letto è come non averlo mai scritto. Ma un libro on line trova fatalmente dei lettori e tu sei un brillante esempio. Ecco quello che molti scrittori a pagamento non hanno capito
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Alberto, il problema è ultradatato, pero' il Web ha spalancato nuove prospettive. Cosi' la stampa a pagamento non è più il solo modo per far conoscere i propri scritti. Si trovano più lettori gratis su Internet che con 200 copie pubblicate a proprie spese. Ma la madre degli scrittori paganti continua a sfornare rampolli
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Gian Contardo, so che hai molto da dire su questo argomento. Sulla poesia siamo d'accordo su tutta la linea. Tu sai che apprezzo le tue composizioni perché si vede che scaturiscono da un lavoro di selezione e hanno una solida base culturale. Sulle rime non sono d'accordo con Alberto,mi piacciono le tue assonanze. Sembra strano, ma in Francia quasi nessuno compone in versi sciolti. Di solito gli aspiranti poeti si attengono alla metrica classica
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Grazie a tutti per la visita e i commenti, buona serata, a presto

dragor (journal intime)




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dragor

Alex, non so come hai trovato questo link sulle vanités ma è fantastico. Più di tutti mi piace Claesz. Per la natura morta per me è il più grande. Ho visto l'originale ad Amsterdam. Certo, la vanità ha un fondo macabro...
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Marianna, siamo tutti narcisisti. Quale altro istinto potrebbe spingerci a sbandierare in pubblico le nostre creazioni? Ma secondo me esiste un narcisismo intelligente, ovvero quello di chi pubblica su Internet e non spende un centesimo, e un narcisismo ingenuo, quello di chi si lascia abbindolare dagli editori.
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Irene, tu sei una scrittrice e non soltanto. Spesso fai della poesia in prosa. Lo pensavo proprio oggi mentre leggevo il tuo ultimo post: è pieno di immagini poetiche che rendono il testo denso di significati e farebbero la loro figura isolate come versi. Quanto ad "aspirante", non vedo perché la patente di scrittore debba essere data dalla pubblicazione cartacea. O si sa scrivere o non si sa, la pubblicazione non cambia niente.
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Tesea, potresti mettere le tue poesie on line. Non costa un centesimo e chissà, forse troverai un mecenate
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Grazie a tutti per la visita, good night, a domani!

dragor (journal intime)

Alberto

"Il Narcisismo Intelligente" è quello di chi tiene un blog

Firmato: Dragor

;-)

matzudaira

OT: ho linkato l'URL di JI ad un post su Current.com relativamente al rilascio avvenuto ieri delle due giornaliste USA detenute in Nord Korea. http://current.com/welcome-home-laura-and-euna/
Sarebbe interessante se tu aggiungessi in un angolo un piccolo link che consenta ai tuoi lettori di connettersi a current.com che a mio modo di vedere è un JI solo su scala maggiore.

dragor

Se non sbaglio Al Gore, uno dei fondatori di CM, era vicepresidente di Clinton. Non mi sembra che il suo sito abbia molte cose in comune con JI. T'immagini JI che scrive: "Vogliamo ringraziare l'amministrazione Obama per i suoi sforzi continui e risoluti per ottenere questo risultato e il presidente Clinton per la sua volontà d'intraprendere questa missione"? Sembra Rai Uno :-)

Ciao, buona serata

dragor (journal intime)

matzudaira

I punti in comune sono un tentativo di giornalismo libero ed indipendente. Anche tu ti basi su di un Blog gentile concessione de La Stampa, giornale di partito molto vicino all'attuale opposizione, non per questo scrivi che Dalema è il più grande statista Italiano, nè che il PD è l'unica salvezza da Berlusconi&C.

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