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REMEMBERING ADELE

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06/09/09

Commenti

matzudaira

In tutto il mondo è in atto un processo di riduzione della libertà di espressione.
Negli USA un ragazzo è stato condannato a pagare quasi un milione di dollari come risarcimento danni ad una modella per le critiche che questo le aveva rivolto su di un blog (per la cronaca l'aveva definita "vecchia" e "brutta").
Nessuno da ora in poi potrà dirsi libero di esprimere un giudizio su un qualsiasi argomento o dare una notizia al di fuori degli schemi, senza rischiare di venire denunciato per diffamazione e pagare un conto salatissimo.
Uccidendo i blog si uccide la vera e libera informazione.

Amanda

Secondo me non hanno il coraggio di dirci che vogliono sopprimerci. Quando quasi tutti saranno andati via vedrai che lasceranno soltanto i blog famosi (vedi Younez).
Ciao, buona domenica :))

Amanda

Scusate lettore: non Younez ma Yoani :))

marianna

Carissimo Dragor, hai fatto bene, come del resto in precedenza aveva già fatto Irene, a sollevare il problema.
Anch'io temo che dei blog dei lettori alla Redazione importi poco.Non quanto tutto l'altro.
Il pericolo reale è piuttosto che di questo passo si riduce sempre più la libertà d'espressione della gente comune(i bloggers) e viene meno quindi la "democrazia" dell'informazione, che attualmente, basta seguire i "media", è seriamente accerchiata e minacciata.
Non credo tuttavia sia il caso de "LA STAMPA".
Voglio sperare, per noi, che solo questioni tecniche abbiano causato questi notevoli disservizi.
Mi auguro invece che presto si ritorni alla normalità, magari con altre forme d'impaginazione.Chissà più belle!!!
Non sono pessimista.
A presto.
Marianna

irenespagnuolo

I blog in home page sono stati ridotti a quattro, cambiati di rado peraltro e spinti sempre più giù nella pagina..D'altra parte trionfano rubriche, forum, multimedia, fotogallery e giochi. Evidentemente dopo il tracollo della carta stampata assisteremo a quello delle testate online :(
Gli aggiornamenti non funzionano, l'elenco non c'è più.
Ho scritto una lettera (pubblicata integralmente sul blog) al Direttore Calabresi ma non l'ha letta quasi nessuno, blogger inclusi. Pensavo che, se anche non avessi ricevuto risposte dalla redazione, avrei raccolto onde di adesione dai lettori e dai blogger...invece no.
Ciao Dragor, la realtà è dura come appare. Anzi, di più.
Irene

Antonio Cracas

Caro Dragor,
ho già detto quello che penso in merito nel post precedente scritto da Irene.

Non è un problema di libera informazione (questo è un trito e ritrito slogan politico che viene tirato in causa quando fa comodo). Penso invece che Italia, come nella gran parte del mondo (a parte Cina, Cuba, Corea, Venezuela, eccetera) ognuno possa dire le sua: basta leggere i blog ed i commenti ai post: spesso pieni di vere e proprie farneticazioni, insulti, improperi.

A mio modo di vedere, è un problema puramente economico. Gli albi non sono stati inventati a caso, servono a proteggere delle categorie, e quella del giornalista oggigiorno sembrerebbe in via d'estinzione anche a causa dei blog, oltre ai privilegi ed i costi di alcuni senatori della carta stampata.

Per cui, in un momento di flessione di mercato, gli addetti ai lavori pensano al loro orticello e non a chi va ad occupare “abusivamente” i loro spazi.

Un saluto

dragor

E' vero Matzu, ma è stata la Stampa a lanciare la piattaforma dei blog. Non la obbligava nessuno. Perché maltrattarla cosi', oltre a tutto senza una parola di spiegazione? D'accordo, c'è la crisi, ma non è una buona ragione. Oltre a tutto, con il declino di Facebook, il blog conferma di essere uno strumento insostituibile d'informazione alternativa
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Amanda, Yoani sarà famoso ma io non lo conosco.
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Marianna, il fatto che il post di Irene sia passato quasi inosservato è un effetto perverso della decapitazione della piattaforma e del bloccco degli aggiornati. Posso capire che ci siano dei problemi tecnici, ma la soppressione dell'elenco è un atto volontario. Bastava non fare niente e l'elenco sarebbe rimasto. E nessuno risponde alle mail o si manifesta sui blog quando denunciamo i disservizi. Speriamo, come dici tu, che a settembre cambi tutto. Ma è già settembre!
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Irene, il fatto che il tuo post sia passato quasi inosservato è un effetto della situazione attuale. In ogni caso la mia adesione c'è già. E Calabresi? Forse era in vacanza. Proviamo a scrivere tutti insieme alla redazione, forse si sveglieranno
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Antonio, una volta chi voleva fare il giornalista non riusciva a farsi leggere perché gli sbattevano le porte in faccia e cestinavano i suoi scritti. Con i blog tutti possono farsi leggere. Forse è il confronto che fa paura. In ogni caso la crisi sembra alla fine. Speriamo bene...
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A tutti: se volete appoggiare la causa, scrivete a questo indirizzo che sia ripristinato l'elenco dei blog

blog@lastampa.it

Grazie!

dragor (journal intime)


matzudaira

Antonio tra i paesi in cui non vi è libera informazione hai dimenticato l'Italia.
Il controllo di quattro reti private (mediaset e la7, Crozza docet) e due pubbliche (escludendo il Tg3), più un ricco portafogli di quotidiani e settimanali, consentono di dare alla massa le informazioni nel modo e nei tempi che si vuole.
Ti prego non venire a raccontarci che qualche blog indipendente è sufficiente per parlare di libera informazione.

Dragor i quotidiani cambiano continuamente di padrone e di corrente politica. Forse quelli de La Stampa ogni tanto hanno letto i post che hai scritto critici sia con Berlusconi sia con la sinistra (senza parlare delle critiche dirette a loro stessi) e si sono un po' risentiti.
Come hai ben detto, non li ha costretti nessuno a creare lo spazio per i blog, ma forse li costringe qualcuno e chiuderlo.

Alberto

credo che l'indirizzo corretto a cui scrivere sia:

blog@lastampa.it

Ciao!

Alberto

Ciao Dragor, vorrei raccontarti la mia esperienza di libero pensatore su Internet, così capirai che l’oscuramento dei blog non è poi una novità…

Nel 1999, navigavo in Internet da pochi mesi, ho scoperto un sito assai interessante: www.punto-informatico.it (che, per la cronaca, esiste ancora). Si tratta di un quotidiano online specializzato in informatica e nuove tecnologie. Ma quello che lo rende un “cult” è la possibilità di commentare le notizie da parte dei lettori. Questa cosa è stata poi copiata dalle maggiori testate nazionali. Punto informatico, insomma, ha fatto scuola.

I commenti erano liberi, senza censura, e anonimi. Capii immediatamente le enormi potenzialità di questo strumento. Fra le notizie del giorno, ce n’era almeno una che si prestava ai miei scopi… le nuove tecnologie, si sa, hanno spesso la conseguenza di apportare cambiamenti alla nostra vita quotidiana. Hanno, cioè, una valenza sociale.

Ogni giorno e per quasi 2 anni, dal 2000 al 2001, mi mettevo davanti al pc e cercavo la notizia più ghiotta, quella che aveva maggiore valenza sociale. E iniziavo la discussione. Proprio come fai tu nel tuo blog, inserivo un commento che costruiva la base di partenza. Gli altri leggevano e commentavano. Io a volte rispondevo. Il sito aveva 6.000 visite al giorno: nascevano dibattiti anche molto accesi.

Nel 2001 il direttore di Punto Informatico mi propose addirittura di lavorare per loro. Naturalmente, “aggratis”. Ma sì, va bene lo stesso… Mi pubblicarono un paio di articoli – di politica italiana, se non ricordo male – in uno spazio tutto mio, intitolato “la posta dei lettori”. Poi, più nulla.

Mi fecero sapere che non era più possibile. Qualcuno non aveva gradito. Punto informatico continua ad essere uno dei migliori siti in lingua italiana presenti sul web, ma da quel momento non si parla più di politica. E’ proibito. Questo accadeva 8 anni fa. Ti stupisci che vogliano chiuderti il blog, dopo quello che hai scritto?

Antonio Cracas

Matzudaira,

Crozza non è il sapere, così come non lo è Grillo o Di Pietro.

A me, e non solo, risulta che La7 non faccia parte del Gruppo Fininvest, così come risulta che il Gruppo l'Espresso abbia la maggioranza dell'informazione cartacea, a parte "il Giornale" e "La Stampa" e forse qualche altro quotidiano. Insomma, è bene non confondere ciò che è di De Benedetti con ciò che è dei figli di Berlusconi.

Forse è più corretto parlare di eccessiva strumetalizzazione politica piuttosto che mancanza di libertà. Se mancasse realmente la libertà molti post e relativi commenti non potrebbero esistere, come avviene nei paesi (precedentemente menzionati)che piacciono alla gran parte di coloro che si sentono privati della libertà in Italia.

Saluti.

irenespagnuolo

Dragor ho una meravigliosa notizia...questa mattina mi ha ignorato anche WIKIO! Il mio post non compare neanche su wikio, insomma...Perfetto: sono in isolamento totale, wow :))))
Irene

Gian Contardo

Ho letto il post e gli interessanti commenti.

L'ottimo (e non è ironia la mia) Antonio Cracas fa l'elenco di Paesi "di sinistra" che censurano i blog: nulla da eccepire. Si dimentica però di altri Paesi, come l'Iran e la Libia, che non possono essere considerati di sinistra.

Il problema della libertà di informazione e/o di esposizione delle opinioni è però più ampio dell'argomento blog: si pensi all'uso strumentale delle querele, che riguarda post su blog ma anche articoli su carta e dichiarazioni verbali; la richiesta di danni economici non mira a rifondere danni che non ci sono ma a minacciare di ridurre sul lastrico chi critica. E' un modo apparentemente più soft dell'olio di ricino di fascista memoria.

matzudaira

Antonio, spiace constatare come in Italia non si riesca mai a discutere con un sostenitore della destra o della sinistra, senza che si venga accusati di essere sostenitori dell'una o dell'altra parte politica.
Alla mia critica verso l'innegabile ed anomalo strapotere mediatico/economico del Primo Ministro (degno di un paese come la Tailandia o come il Venezuela da te menzionato), tu non hai risposto in modo oggettivo, ammettendo la pericolosità di questa situazione, bensì rilanci dicendo che La7 (che ha silurato Crozza perchè con il suo programma CrozzaItalia faceva il verso al Governo), e che i maggiori quotidiani italiani sono in mano alle sinistre (concludendo il tuo post con un sarcastico commento che vorrebbe annoverare coloro che si sentono privati di un libero sistema informativo in Italia tra coloro che sostengono i vari Chavez, Castro & C.).
Guarda che un'informazione di regime danneggia tutti, rossi, bianchi e neri.

gobettiano

Non so cosa succederà ai blog de La Stampa. Ho rinunciato a scrivere. Per inciso dall'ottobre 2007 non sono comparso tra i blog aggiornati se non un paio di volte.
Ha ragione antoniocracas lì ove dice che è una questione di costi e di gestione. Rispetto a questo non c'è nessun discorso alternativo possibile. Se poi ci aggiungiamo anche l'idiosincrasia sempre più manifesta ed invadente per opinioni libere espresse in spazi non irregimentati e controllabili, il risultato è bello che scritto.
Per adesso comincio ad aprire un gemello di gobettiano su altra piattaforma.
luigi

dragor

Caro Luigi, capisco i motivi che ti spingono a lasciarci. Ma non credi che sia il caso di resistere ancora un po', almeno finché la redazione non avrà risposto (prima o poi dovrà rispondere) e sapremo quello che ci aspetta? Qui hai degli amici. Mi sembra un peccato disgregare la comunità che abbiamo oostruito in questi anni.
Un saluto affettuoso

dragor (journal intime)

Pim

Bonjour, cher Dragor.
La scorsa settimana ho mandato un'e-mail all'indirizzo blog@lastampa.it, ma non ho avuto alcun riscontro. L'assenza di un interlocutore fa sì che qualunque ipotesi sia possibile: dalla chiusura definitiva di questo spazio a un rilancio nel futuro prossimo. La situazione ricorda, purtroppo, quella dei forum Kataweb nel 2004: all'inizio qualche moderatore parlò di ristrutturazione, poi vennero chiusi improvvisamente senza alcuna spiegazione. Naturalmente mi auguro che ciò non accada, ma temo assai...

Bonne journée.
Pim

dragor

Alberto, qui non c'è soltanto il mio blog. Ci sono voci di ogni tendenza. Potrei capire se decidessero di escludermi, ma perché escludere tutti? Se vogliono chiudere la piattaforma, che lo dicano chiaro. Per il momento, come dice Pim, ogni ipotesi è possibile.

A presto, ciao

dragor (journal intime)

dragor

Ciao Gian Contardo, che piacere risentirti. Si', quel sistema è più soft ma altrettanto distruttivo. In ogni caso credo che per il momento non sia in discussione la libertà d'informazione e che i blog siano in pericolo solo su questa piattaforma, viste le ambiguità da parte della redazione. Basterebbe solo un po' di chiarezza.

A presto

dragor (journal intime

matzudaira

Caro Dragor, perchè invece non crei un tuo blog libero dai vincoli imposti dall'ospitalità de La Stampa e del tutto indipendente?
Se lo fai ora che hai un seguito attivo sicuramente potrai deviare i tuoi lettori sul nuovo blog, ma se aspetti che ti stacchino la spina, magari senza preavviso rischi di perdere il bel lavoro che hai fatto fino ad oggi. Si lo so, continueresti a vivere sereno, ma sarebbe un peccato...

Fino

Dragor, io la Stampa.it l'ho lasciata e adesso sono su Cannocchiale.
Non credevo e non credo ai cambiamenti settembrini.
Vittorio è a Genova, nessuno ci (vi) prende in cosiderazione.
La Stampa si sta allienando a Papi.
Questa è la realtà.
Buona serata
Fino

dragor

Matzu, l'esperienza dimostra che cambiando piattaforma si perde gran parte del seguito. E' successo all'epoca del caso Giacosa, quando molti blogger hanno abbandonato la Stampa. Sono le piattaforme legate ai giornali quelle che portano più lettori.
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Pim, cerchiamo di essere ottimisti. Io ho scritto anche a Vittorio
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Fino, è molto triste sapere che hai lasciato la Stampa. Rispetto alla situazione attuale, quali vantaggi ci sono su Cannocchiale?
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Grazie a tutti per la visita e i commenti, buona giornata, a presto

dragor (journal intime)

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