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REMEMBERING ADELE

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03/09/10

Commenti

Alberto

"C’è una quantità di vivi di cui non si accorge nessuno. Se scomparissero, il mondo non cambierebbe, è come se fossero già morti"

sembra scritto apposta per me. E' per questo che non rispondi alle mie mail?

dragor

Caro Albert, sembra scritto anche per me (finora, ma il bello deve ancora arrivare). E chi ha detto che non rispondo? Lasciami il tempo... :-)
Ciao, a presto

dragor (journal intime)

Alex

Non c'è nessuna differenza tra Bach e Foscolo, l'uno è diventato immortale glorificando la musica, l'altro la poesia....
Anche Bach avrebbre scritto o composto dei sepolcri se Nabot-Léon avesse preso la decisione di distruggere i sepolcri dei suoi genitori, amici...Io non sono poeta o musicista, avrebbe preso Nabot-Léon a calci nel culo...
Alex

Pim

Bellissimo post. Della serie: "la filosofia di Dragor"...
"Essere vivi è unguale a essre morti", diceva PPP e purtroppo talvolta è vero. Non sempre, per fortuna. Bach, l'amore, le Dolomiti, un tramonto sull'oceano... risvegliano i sensi e il cervello, ci fanno ricordare che siamo vivi. Qui e ora. E qui e ora non durano per sempre. Dunque godiamoci la vita per quel che ci dà: un po' di sano edonismo, insomma...

Buona giornata, ciao.
Pim

giovannino

Caro dragor , ho letto e apprezzato il tuo testo. Tra l' altro ho una passione per Bach e un po' anche per il buon Foscolo. Che, ti devo correggere, non credeva nella resurrezione , ma la pensava all' incirca proprio come te. Bach invece traeve ispirazione da una profonda fede in Cristo. Trovo comunque che rivivere negli altri ,secondo la concezione tua ( e del Foscolo ), ci dia una indicazione di che cosa sarà mai la vita eterna. Se alcuni morti sono più vivi di certi viventi nella mente finita di chi presentemente li ricorda , li ama e li fa rivivere, chi è morto nella grazia del Signore , quanto dev' essere vivo nella mente infinita di Dio che eternamente lo "ricorda" , lo ama e lo fa rivivere.

Silvia GM

@ DRAGOR: interessante opportunità di ‘mandare’ in onda il cervello con questo tuo scritto bello vivo ed arzillo nella suo contenuto. Hai ragione, sono in numero abbastanza consistente i morti viventi. Invece sono molti i cognomi di certi avi, antenati, a livello di nomi famosi. In epoche più lontane seppero rendersi immortali (magari in vita fecero la fame per incomprensione da parte dei propri simili) con ‘opere’ letterarie, poetiche, musicali, artistiche ecc. Come minimo, a costoro, hanno dedicato il cognome di una via, o piazza o viale in giro per le città.
Personalmente la musica di Bach a me mette angoscia: la associo a qualcosa di cupo, pauroso… forse sarà il fatto di ascoltarla fuoriuscita dalle canne di un organo e la percepisco con più soggezione? E di Foscolo dovrei andarmi a ripassare tutta la sua biografia: a scuola non mi piaceva molto come autore, quindi devo redimermi.
Considero molto NOTEVOLE questo tua affermazione:
**= No, mi sento come un tizio del XXI secolo che si sente fuori dal tempo e dallo spazio grazie a queste note ribattute, ipnotiche, progressive, che esplorano, cercano, si esaltano e s’innamorano di se stesse come se non volessero fermarsi mai.” =**
Anche a me capita di sentirmi ‘fuori dal tempo’ … però spero vivamente, dopo morta, di avere la possibilità di vedere reincarnata la mia anima al fine di poter ricrescere aumentando cultura e saggezza. Vedremo!! Cordialmente.

Pasquone

La morte è l’inevitabile conclusione della breve vita che ci anima, suscita abitualmente timore e sofferenza. L’affrontiamo in tre diverse maniere, spesso compatibili tra loro.
Negazione e speranza d’eterna salvezza: è il conforto proposto dalle religioni che assicurano l’immortalità, come Resurrezione, assunzione all’Empireo o Metempsicosi; un’idea smentita dalla mancanza di prove certe, sostenuta dal forte legame con i defunti di cui avvertiamo in qualche modo la presenza tra noi.
Rifiuto e piacere di vivere: di fronte all’inevitabilità della scomparsa, in modi e tempi che non ci sono conosciuti, e che preferiamo non sapere, cerchiamo di campare nella maniera più spensierata, senza l’oppressione del fatale destino che ci accomuna.
La morte è il completamento della vita: la riflessione sulle nostre responsabilità e la scelta di motivazioni “alte” dell’esistenza ci aiuta ad affrontare serenamente la morte, tanto più se lasceremo ai sopravvissuti esempi d’amore e di positività e se veniamo confortati dal loro affetto, che segue alla morte delle persone care e migliori.
Pasquone, in prossimità di Rosh Hashana e Yom Kippur

umberto novara

“…morti vivi…dentro di noi…sono noi…vita dopo la morte…”. Una pausa di riflessione: i morti ci hanno lasciato,ci lasciano,ci lasceranno “ COSE” morte…Questa pagina di segni…quei colori…Io che non capisco nulla di musica trovo morti quei segni (note musicali),tu che non conosci il greco antico trovi morti quei segni ( lettere alfabeto,parole…) di quella stupenda pagina di Platone, lui che non è educato alla lettura di un quadro di Picasso trova morti quei colori,linee, che esprimono il terribile dramma delle distruzioni-odio dell’uomo contro l’uomo. Ma Dragor ha ragione: sono vivi; perché? Perché in quelle persone c’era una dimensione ‘oltre’ (trans-scendere’) quella realtà sensibile-materiale, perché in noi c’è la stessa realtà: e questo è vita ( che tanti viventi – i viventi morti- hanno dimenticato,trascurato,oppresso con la pura esteriorità-materialità-sensibilità -). Questa realtà è stata, ( e possiamo ancora farlo), indicata con nomi diversi: spirito,immortalità,eternità. Qui,ora ,è difficile (ed OGGI,quasi impossibile – vedi il declino del pensiero metafisico) affermarlo,perché è sempre legato alla ‘materialità’, ma la sua natura è totalmente,assolutamente diversa. Ecco che allora parlare di invenzione dei preti, di mancanza di prove, è cadere vittime d questa schiavitù…dopo aver intravisto,sperimentato, in minima parte,QUELLA REALTA’. Discorso possibile solo a livello di puro pensiero. E il discorso è apparso all’alba della civiltà occidentale,al sorgere della filosofia (quella autentica,di quel maestro). E quel maestro doveva ricorrere al MITO, sapendo che la nostra schiavitù ci costringe a questo limite. Ma oggi possiamo trascendere questo aspetto? Lo sforzo massimo.. altrimenti , la nostra scelta: e se non ‘al di là’, e se non’ la vita- qua’, e se ‘ dimensione di eternità che è la stessa dei nostri morti-vivi’.

Silvia GM

@ SIg. Umberto : ho letto con molta attenzione il suo post. Che meraviglioso spunto per una lezione, o più lezioni! Fa venire voglia di tornare sui banchi di scuola, con tanti tanti anni in più, utili per apprezzare e filosofeggiare, ascoltare l’insegnante ed esprimere la propria opinione, o perplessità, o affermazione di quanto già nell’antichità i saggi illuminati declamavano. La differenza è che adesso non saremmo obbligati a studiare, ma sarebbe un piacere riprendere un dialogo per hobby, per voglia di ripassare nozioni dimentica, o impararne delle nuove. Mi pare (ma non avendo memoria potrei confondere il nome di chi scrive i post, e se sbaglio non me ne voglia), che lei, gent.mo sig. Umberto sia un ex insegnante. Mi auto-autorizzo a scrivere un pensiero tutto mio, composto di ‘filosofia rivista alla Silvia’ … : le persone a noi care ( nello stretto di familiari ed amiche/amici che hanno terminato la loro vita terrena, lasciando il corpo fisico) avendole amate, qui durante la vita di comuni mortali, colmano la nostra mente con il ricordo che ne serbiamo; rammentando i bei giorni condivisi; pensando ai loro consigli, a quanto ci hanno voluto bene fino al giorno in cui son rimasti fra noi. Questo è un buon e bel modo per essere immortali. Magari esse non hanno lasciato cose materiali di fama nazionale o mondiale, però, sicuramente, ci ricordiamo di loro per gesti o pensieri, o piccoli oggetti che custodiamo con affetto. Era un esempio.

umberto novara

Se posso,arrossendo: cara Silvia,l'esperienza che testimoni è comune a tutti,come anche a me (dopo che i nostri cari ci hanno lasciato:papà.mamma,sorella,parenti stretti).Il dramma della morte,diceva Gabriel Marcel,filosofo francese, sta nel fatto che non posso più amare quella persona. Ma l'esperienza personale (così è la mia) è che i valori che ci hanno trasmesso continuano ad operare in noi, e quando ne prendiamo coscienza cogliamo quella interiorità . Il puro pensiero, il 'salto mortale' della fede ( secondo l'espressione di Jacobi) saranno sempre un punto interrogativo durante i nostri giorni...ed ,io continuo a pensare, anche in quell'ultimo attimo ( se non giungerà repentino,tragicamente) cui tutti siamo indirizzati. E' la nostra insuperabile miseria (si aspira alla luce che ce la faccia vincere); ma è , da un altro punto di vista, la nostra grandezza, che nessuno ci può togliere: perchè continueremo ad interrogarci,giorno dopo giorno, sentendo dentro di noi quella presenza. PS. Dragor mi perdonerà questo dialogo diretto?

Silvia GM

@ Umberto: anch’io dovrei chiedere perdono a Monsieur Dragor per il ‘colloquio’ diretto con lei gent.mo blogger. L’argomento scelto direi che è bello tosto e dentro ad esso di può spaziare all’infinito…. Mi piace l’espressione **la ns. insuperabile miseria** vista sotto una certa ottica. Infatti altrettanto rinfrancante, come scrive subito dopo, è anche la ns. grandezza = la voglia di porci domande = VIVERE seppure immersi nella incertezza e nei dubbi circa la morte.
@ Dragor: ho ancora riletto il tuo post e mi sono balzati agli occhi ed alle celluline grigie due passaggi:
1) **perché nessuno ha provato l’esistenza dell’al di là..** Ma tu credi o no alle persone le quali son passate dentro al coma e una volta tornate hanno raccontato una esperienza di esserci stati nell’al-di-là? Per quanto ricordo d’aver letto, queste, hanno sempre narrato di un ‘luogo-non luogo’ nel quale stavano bene, senza sofferenza…. Io ci credo.
2) **Lasciare un’eredità fa godere da vivi e non nell’urna, come chi fa testamento e pensa “quell’arpia di mia moglie la frego, lascio tutto alla serva.” Gode da vivo, non da morto.** Questa idea del ‘godere da vivi’ pensando all’eredità che potremmo lasciare mi piace.! Ovviamente riferendosi ad eredità materiale in beni e denaro. Ecco fatto: così spero di farmi perdonare per i post personalizzati con i tuoi cari lettori /scrittori.

Tesea

La Morte? CARPE DIEM! Approfittiamo della Vita per cercare di perfezionarci e dare il meglio.
Tesea

dragor

Alex, io non ho mai dato molta importanza ai sepolcri materiali, quelli dove il corpo si dissolve. I morti non sono là, sono nella nostra mente. Li portiamo sempre con noi e quel sepolcro non puo' distruggerlo nessuno
dragor (journal intime)

dragor

Pim, conosco le Dolomiti perché sono stato in collegio da quelle parti. Per me sono sinonimo di marce forzate tipo "marcia o crepa". Basta il nome per farmi sudare freddo. Preferisco il tramonto sull'oceano, almeno là non c'è da arrampicarsi

Ciao, a presto

dragor (journal intime

dragor

Giovanninno, so che Foscolo è ufficicialmente ateo e non crede nell'al di là, ma poteva risparmiarsi quel "poca gioia ha nell'urna" che fa credere a una vita dopo la morte che non sia soltanto quella del ricordo.

dragor

Caro Pasquone,mi sembra che siamo d'accordo: il massimo piacere della morte si prova da vivi, pensando a quando la nostra eredità ci farà rivivere nel ricordo. Certo, bisogna lasciare qualcosa. Altrimenti, morte le persone che ci hanno conosciuto e amato, si finisce nel dimenticatoio.

Un caro saluto

dragor(journal intime)

dragor

Caro Umberto, io credo che la capacità di trascendere la realtà materiale sia indissolubilente legata alle cellule cerebrali, destinate a morire per mancanza di ossigeno. Il pensiero dipende dalla vita e non il contrario. Se resti un po’ senza respirare, una parte del tuo cervello muore, con lui muore la parte corrispondente del tuo ego e non c’è niente che la possa risuscitare. Cosi’, se muore tutto il cervello, tu scompari. Questa è l’unica realtà che siamo autorizzati ad accettare, il resto sono pii desideri. Questo non significa che in vita non possiamo sbizzarrirci a ricreare la realtà materiale cosi’ come la percepiamo, con i nostri ricordi e le nostre emozioni, riproponendola agli altri con un gioco che ci renderà veramente immortali, almeno finché ci saranno persone in grado di riceverci. La dimensione “oltre” non ha niente di metafisico, è soltanto la creatività, ossia un’associazione mentale non finalizzata alla pura sussistenza ma arricchita da ricordi, emozioni e pensieri non banali. E’ un processo ben conosciuto che dipende dalle cellule cerebrali finché sono in grado di funzionare, tutto qui. Naturalmente questo non significa che conosciamo tutta la realtà dell’universo, siamo appena ai primi passi e le nostre capacità percettive sono limitate. Significa soltanto che una volta morto, il cervello è come un computer senza hard disk e la sua produzione puo’ esistere soltanto nel cervello degli altri. Questa è una realtà che siamo perfettamente in grado di stabilire.
Adoro quanto le persone conversano fra loro sul mio blog. Scrivo proprio per stimolare un dialogo. Grazie

dragor (journal intime)

dragor

Cara Silvia, l’esperienza di morte-e-ritorno con il suo corredo di musiche divine, luci abbaglianti e vista di se stessi dall’esterno, è una moda che viene dagli USA e ha fatto furore negli anni 80-90. Adesso per fortuna è quasi finita, cosi’ la gente va all’altro mondo e ci resta. A parte il desiderio di andare effettivamente in un luogo dove si sta bene (la gente tende a prendere i suoi desideri per realtà), per capire questa leggenda bisogna considerare il reale senso di pace e di relax che la gente prova nel coma di secondo grado, quello da cui si puo’ tornare, a volte accompagnato da piacevoli sogni.
L’eredità di cui parlo non è soltanto l’eredità materiale. La moglie arpia è solo un esempio. Volevo dire che si prova piacere da vivi per qualsiasi tipo di eredità si intenda lasciare, compresa naturalmente quella artistica e intellettuale.
Come dicevo a Umberto, adoro quando le persone dialogano fra loro sul mio blog (che poi è di tutti). Grazie, ontinuate cosi.’

Ciao, buona domenica

dragor (journal intime)

dragor

Tesea, ecco un proposito che condivido integralmente. Gli anacoreti sono beffati 2 volte: in questa vita perché si privano di tutto e nell'altra perché non esiste

dragor (journal intime)

umberto novara

Rimane il fatto che la verità che tu affermi ( e la tua replica è verità - la tua-) ha trasceso le tue cellule (neuroni che si sono ossigenati),anche se 'dipendeva' dal loro funzionamento.
E' un discorso piuttosto vecchio,in filosofia. Un filosofo illumista diceva: il pensiero è la secrezione del cervello.
Se oggi ci mettiamo i neuroni (al posto della secrezione) abbiamo fatto un grande passo avanti? E se domani ci metteremo qualche particella subatomica che oggi nemmeno sospettiamo che possa esistere,... avremo fatto un vero progresso?
QUESTO E' IL LIVELLO DELLA SCIENZA ( e ,se muore tutto questo, io-verità- scompaio?).

Silvia GM

@ DRAGOR: quando ho posto la domanda sul ritorno dopo il coma mi riferivo a persone che conosco, assolutamente attendibili, sia con fede in Dio e praticanti al Chiesa che no. Non intendevo riferimenti a musiche celestiali né luci abbaglianti; solamente affermare che esse hanno confermato uno stato non fisico, senza dolore, un luogo non luogo preciso di pace e serenità per i momenti, più o meno lunghi, in cui hanno potuto rimanerci.
Avevo inteso che non ti riferivi solo all’eredità materiale… e che la moglie arpia era un esempio. L’ho riportato come per dire: = un po’ si sana ‘vendetta’ alle umiliazioni
subite!! Naturalmente in senso ironico. Grazie per aver condiviso e risposto al mio scritto.
@ CERVELLO SENZA OSSIGENO: caspita questo sì che quando capita è un problema.
E poi esso pian piano ha sempre meno funzioni in allerta. E quando la faccenda diventa seria ecco che il possessore sfortunato dentro il suo corpo ancora vivo, però, vi ‘giace’
come un vegetale. Occhi aperti, cuore e polmoni funzionanti, ma ‘disconnesso’ .
Chissà quanto e cosa e come capisce e recepisce la situazione? Non credo bene. E’ una realtà dura da condividere: per chi è ‘condannato’ e per i familiari che sono vicino.
Ma forse sono andata fuori tema.
@ TESEA : HAI RAGIONISSIMA! Approfittiamo della VITA per migliorarci. Però, aggiungo, non pensiamo alla morte come ultimo atto che ci terrorizza. E’ bello parlarne (in questo caso scriverne) serenamente. Cordiali saluti a tutti.

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