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« Sulle tracce di Gustave | Principale | Il padre della sposa »

18/03/12

Commenti

marianna

Anch'io ho letto gli articoli ,quello di Repubblica e altri due di un giornale locale cattolico, dove il sacerdote risiedeva e nei quali portava le sue giustificazioni e lamentava la sua carcerazione ingiusta.
Non è facile conoscere la verità vera, secondo me, almeno in questo caso.
Bellomi fa capire che il suo aiuto non andava a fare dei distinguo tra le parti politiche.
Credergli? Non credergli?
Oggi il tutto non ha più senso.A parte la pietà per chi è morto purtroppo ingiustamente.
Semmai occorre al presente vigilare sulle ingerenze politiche della Chiesa di Roma in Africa.
Questo vale sia per il clero locale africano che per quello d'importazione.
Io penso che anche sotto il profilo strettamente della spiritualità i Paesi africani devono essere liberi di fare le proprie scelte in relazione a quelli che sono i loro autentici valori culturali.E non altri a loro estranei comunque.
Camminare cioé con le proprie gambe.

Un abbraccio affettuoso come sempre.
Marianna

Ivano

"...Sembra che gli attacchi contro padre Bellomi, presente in Ruanda fin dal 1947, risalgano alla fine degli Anni ' 50 e ai primi Anni ' 60, quando il Ruanda divenne indipendente dal Belgio. Dietro alle accuse recenti si nasconde forse la vendetta di alcuni gruppi che si sentirono trattati male dal religioso..."
Bellissimo!!! Soprattutto quel "trattati male" dice molto sulla fonte dell'articolo e su chi l'ha scritto. La stessa cosa si può dire in un altro modo: dietro alle palesi accuse recenti vi è certamente la ricerca di giustizia di alcuni tutsi che furono costretti ad esiliare in Uganda, Tanzania e Congo per sfuggire al primo tentativo di genocidio nei loro confronti.
Quante possibilità offrono le parole per dire la stessa cosa?
:-)

Pim

Si potrebbe obiettare: la Chiesa cattolica si comporta come qualunque altra multinazionale, difende interessi e dipendenti... Il fatto è, però, che non dovrebbe essere una multinazionale strictu senso e tanto meno difendere gli assassini...
A margine: se le autorità italiane si fossero date da fare come con Bellomi, forse i nostri marò sarebbero già a casa...

Ciao Dragor.
Pim

dragor

Cara Marianna, anche i criminali nazisti si dichiaravano innocenti come agnellini. Dobbiamo credere a lui o alle innumerevoli testimonianze che, nel corso di almeno 35 anni, lo indicano come un predicatore d'odio e finalmente come un alleato delle milizie Interahamwe?
Un abbraccio, a presto

dragor (journal intime)

dragor

Ivano, quel "trattati male" è un capolavoro. Come i suoi colleghi, Bellomi non ha fatto che eseguire le direttive di Roma: demonizzare i Tutsi, sostenere il sanguinario regime di Kaybanda e poi quello di Habyarimana per poi appoggiare il regime genocidario e dare una mano agli aguzzini. Una perfetta coerenza dall'inizio alla fine. Un caso da manuale. Certo, la storia che ha raccontato a Brescia è un po' diversa, ma da quelle parti chi se ne infischia del Rwanda? E in ogni caso è la parola di un ministro del culto contro quella di qualche negro.
Ciao, buona giornata

dragor (journal intime)

dragor

Pim, i maro' hanno ucciso degli indiani, non dei negri. Non è lo stesso

dragor (journal intime)

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