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REMEMBERING ADELE

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10/04/13

Commenti

Alfredo

Che condivida o meno , non posso che inchinarmi alla tua esposizione dei fatti.
Ho conosciuto famiglie i cui figli sono stati fucilati dai vincitori della guerra del '45
E ricordo il loro dolore alla commemorazione della "liberazione"

Alfredo

Ti faró avere testimonianze se riesco a recuperaeme copia.

Alfredo

Questo per dire che per quanto sia giusto ricordare, non lo si puo fare senza dolore. Chi ha subito una ingiustizia ne puo uscire solo con il perdono e dimenticando. O forse no?

Enrico Olivetti

Quelli fucilati dopo la liberazione, cosa facevano "prima" della liberazione?
Dopo la guerra qualcuno si è tolto qualche macigno dalle scarpe, e questo è un fatto esecrabile, ma non sparavano a vanvera, andavano a prendere quelli che quando erano ancora "vittoriosi" ne avevano fatte di cotte e di crude.

Alfredo

Ragazzi e ragazzini che ne hanno fatte di cotte e di crude? A 18 anni? A 16 anni? A 12 anni? Ragazze la cui sola colpa è stata quella di essere violentate dai vittoriosi? Dai, siamo seri. Comunque stiamo andando fuori tema. La verità , tornando alla chiesa e al papa é che non si puó avere una condanna come vorrebbe Dragor. C'è da auspicare un cambiamento e tirare non un pietoso velo, ma un telone.

Daniel

Non e' che il gentile lettore che ti ha segnalato il documento e' il blog Albe rwandesi dove ho letto tutti gli interventi di Giovanni PaoloII?

dragor

Alfredo, visto che Wojtyla è morto, la condanna che chiedo è solamente morale. Come quella che si chiederebbe per chiunque altro in circostanze analoghe. Che la chiesa lo consideri santo sono fatti suoi, ma il giudizio storico dovrebbe essere più obiettivo.
Quanto alla "vendetta" dei vittoriosi,come sai il Rwanda è impegnato in una gigantesca opera di riconciliazione. Non soltanto si è abolita la pena di morte, ma si sono lasciati in libertà dopo un generico atto di contrizione perfino tipi che personalmente avrei condannato a 10 ergastoli. Sono testimone.
La chiesa non cambierà. Perché dovrebbe? Il suo succoesso è la coazione a ripetere.
Ciao, buona giornata

dragor (journal intime)


dragor

No Daniel, non è il blog Albe Rwandesi. Non sapevo che ci fosse, vado subito a vederlo :-)

dragor (journal intime)

marianna

Non posso che convenire con quello che esponi e che condivido, nonostante la mia appartenenza alla Chiesa di Roma.
Tu sai che non esistono solo preti genocidari ed è quello che penso io, che amo fare sempre i miei distinguo.
A me piace, per farmi capire, la Chiesa di un don Ciotti o di un Alex Zanotelli e di tanti altri come loro, che pur ci sono, e che non tacciono mai dinanzi alle ingiustizie.
Sono nell'ortodossia? Non lo so. Io credo di sì.
Se così non fosse, non m'importa. Non amo certo essere complice, neanche lontanamente di chi ha visto, sapeva e ha taciuto.E semmai di qualcun'altro che ha agito con mano assassina.
Ma i fatti storici, sia pure di una storia recente, e le citazioni documentate, cui ti riferisci e che possono essere consultati (articoli dell'Osservatore Romano), la dicono proprio tutta e chiara. E non si può non provare rabbia e sdegno sinceri.
Certamente il genocidio del Rwanda è stato un affare, a mio avviso,molto "politico" e di estrema delicatezza, che si trascinava nell'aria a partire dagli anni '60,prima di leggerlo solo in chiave religioso-confessionale
Un abbraccio.
Marianna

dragor

Cara Marianna,il problema politico è stato creato da un religioso, André Perraudin,un vescovo svizzero primate della chiesa rwandese che nel 1957 ha scritto il Manifesto del Popolo Hutu allo scopo di mettere una contro l'altra due etnie che in passato non si erano mai scontrate per motivi razziali.
Dopo l'indipendenza un vescovo agli ordini di Roma ha fatto parte del comitato centrale del partito unico. Questo significa che a Roma si sapeva benissimo quello che succedeva in Rwanda, compresi i massacri e il "genocidio di Natale" del 1961.
Ma nessuna condanna è mai stata pronunciata, nessuno ha preso le distanze dal regime. La chiesa cattolica è uscita dal suo silenzio solamente molti anni dopo, quando ha visto il regime in pericolo.
E' vero, non conosco la chiesa di Ciotti e Zanotelli. Se puoi segnalarmi una loro condanna del regime di Kaybanda e Habyarimana dal 1961 al 1994,una denuncia dei massacri, del razzismo e della connivenza della chiesa cattolica, scrivo un post in loro onore e li propongo come Giusti!
Un grande abbraccio, a presto

dragor (journal intime)

Ivano

A proposito di preti che fanno carriera...Dragor cosa ci puoi dire di questo nunzio apostolico all'epoca del genocidio?

"Papa Francesco, riprendendo un suggerimento emerso nel corso delle Congregazioni Generali precedenti al Conclave, ha costituito un gruppo di cardinali per consigliarlo nel governo della Chiesa universale e per studiare un progetto di revisione della Costituzione Apostolica Pastor bonus sulla Curia Romana. Nel gruppo di otto cardinali, rappresentativi dei cinque continenti, sono presenti l'arcivescovo di Kinshasa, card. Laurent Monswengo Pasinya, e il card Giuseppe Bertello, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e dal 1991 al marzo 1995 nunzio apostolico in Rwanda, dopo essere stato nunzio in altri paesi africani."
Pezzo ripreso dal sito di un onlus che opera in Rwanda.

dragor

Ciao Ivano. Bertello ha dichiarato di essere rimasto in Rwanda durante "quegli anni difficili" per "pacificare il paese" e "proteggere i preti." Non mi risulta che abbia mai pronunciato una parola di condanna per il regime genocidario del quale la sua chiesa era parte integrante, limitandosi a parlare di generici scontri etnici. Quando a "proteggere i preti", in questa attività si è distinto da maestro. Ha aiutato a scappare (fra gli altri preti assassini) Athanase Séromba, Augustin Misago e Wenceslas Munyeshyaka,che il papa avrebbe successivamente nascosto in varie parrocchie per sottrarli alla giustizia. E questo complice di assassini sarebbe il consigliere di Bergoglio. Il buon giorno si vede dal mattino...
Ciao, buona giornata

dragor (journal intime)

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