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16/05/13

Commenti

Alfredo

Non sono in grado di dirti come mi sembra.
O meglio, non in poche righe, mi manca la capacità di sintesi.
E nemmeno scrivendo un libro. È al di fuori della mia portata.
Quello che posso invece dire è che tu identifichi il teista necessariamente con un seguace della Bibbia o del Corano e l'ateo con il libero pensatore.
Per me non è così.
Vedo ottusità nel credente bigotto come nel credente nella ragione. Sottolineo " credente nella ragione" o nel libero pensiero. Vedo intelligenza invece nella ricerca della verità portata avanti in modo critico, con metodo scientifico. E questa ricerca puó spaziare in tutte le direzioni. In TUTTE!

dragor

Il punto è proprio questo, Alfredo. Il libero pensatore cerca, il credente "crede" di avere trovato. E il mondo funziona grazie al primo.
Quanto all'ateo bigotto, è un credente ad honorem :-)

dragor (journal intime)

Bertrand Russell

Bel pezzo Dragor ma è una reazione della situazione americana quella Italiana è diversa qui da noi ti danno direttamente del Komunista.

Mentre in altri paesi come in Francia il pensiero libero mi sembra che sia visto meglio poi non so come state li in Ruanda dacci un po di notizie come è visto il libero pensiero li da te?

Alberto


Caro Dragor, secondo la tua statistica l’87% degli americani sono credenti, il 10% sono atei. E il restante 3%? Non dimentichiamoci di loro! Sono quelli come me, che magari vorrebbero credere in Dio ma si rendono conto che senza prove scientifiche della sua esistenza, credere in Dio è un po’ come credere a babbo natale. Tuttavia, in certi particolari momenti della loro vita, “sentono” che la vita non può limitarsi a mangiare, dormire, lavorare, fare l’amore e quant’altro, e che ci dovrebbe essere qualcos’altro. SI MA COSA?
Tu dici: “sono i credenti che spesso ritengono la vita priva di significato e pensano che possa essere riscattata soltanto dalla promessa di una felicità eterna dopo la morte”. Ma questo non ha senso! Tu attribuisci agli altri cose che non pensano!
Personalmente non sono mai stato così infelice come nei periodi in cui non credo alla vita dopo la morte. La prospettiva che con la morte finisca tutto e di noi non resti nulla, mi mette una angoscia profondissima. Tuttavia non riesco a credere in dio, perché credere a qualcosa di cui non si hanno le prove mi sembra da sciocchi. E allora? Allora resto in attesa. Prima o poi scoprirò la verità. In fondo si tratta solo di aspettare ancora qualche anno…

dragor

Bertrand Russell, il Rwanda è forse l'unico paese africano con una tradizione atea. La classe dirigente è quasi tutta atea, compreso Paul Kagame. Il modello è il mwami Muzinga e il suo orgoglioso rifiuto del dio 'zungu. Anche perché quel dio pretendeva di dare ordini mentre il dio locale rispettava l'autorità :-)

dragor (journal intime)

dragor

Alberto, a parte il paragrafo in corsivo, questo post è una traduzione, cosi' lascio ogni responsabilità a Sam Harris.Per quanto riguarda la statistica, forse il 3 per cento sono quelli che non hanno risposto. Per quanto riguarda il "credere a qualcos'altro", in generale i credenti prendono i propri desideri per realtà. Non basta desiderare una cosa perché sia vera. E' il fondamento del "pensiero magico" e dell'autoinganno.
Molti credenti tendono a privilegiare la vita dopo la morte, come se soltanto questa desse un senso alla vita terrena. Il culto della morte è presente in tutto il repertorio religioso come un invito a disprezzare la vita terrena, vedi gli eremiti, le varie forme di autoflagellazione e in generale il fatalismo passivo. Per i liberi pensatori, la morte è un evento naturale che li spinge ad apprezzare ancora di più la vita. Non ipotizziamo il "dopo" perché riconosciamo di non averne i mezzi e rifiutiamo di prendere scorciatoie consolatorie. Siamo come i passeggeri del Titanic, ci divertiamo in attesa della fine. E perché la fine dovrebbe spaventarci? Sono le sofferenze che spaventano, ecco perché siamo per l'eutanasia.

dragor (journal intime)




Alfredo

"in generale i credenti prendono i propri desideri per realtà"
No, non sono,daccordo. Innanzitutto bisogna distinguere quelli che spiegano la religione da quelli che ascoltano le spiegazioni.
I primi forse trasformano i propri desideri in una presunta realtà. Leggono un passo del vangelo e ne scrivono un libro, dicendo tutto e il contrario di tutto. Esercitano un potere temporale, economico condizionando i credenti. Questi ultimi trasformano le proprie paure della realtà in una speranza. Sono quindi la parte lesa.
Però un libero pensatore puó essere teista. Tanti lo sono. Il libero pensatore cerca, hai detto. E c'è veramente tanto da cercare e da trovare.

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