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08/02/14

Commenti

Pim

Concordo: si può ridere di tutto, a patto che ci sia sense of humour. Lo insegna l'umorismo ebraico, le storielle sono deliziose perché fortemente autoironiche. Qualche volta si corre al limite del buongusto, come fa Canteloup, però il sarcasmo deve essere feroce per colpire nel segno - serve a far riflettere sulla durezza della vita. Dieudonné invece è solo un pirla: il suo difetto è che non fa ridere, peccato imperdonabile per un comico. Gli arabi hanno un sense of humour molto diverso dal nostro, più elementare, ridono per delle stupidaggini e non apprezzano le raffinatezze. Quando in Siria chiamai per scherzo 'habibi' l'autista del pullman su cui mi trovavo, quello si offese mortalmente. Figuriamoci allora ridere di Maometto.
Pim

Alex

Se gli umoristi francesi fossero costretti ad avere un minimo di senso di umorismo per esercitare il loro mestiere, sarebbero tutti a frequentare il pôle emploi :-) D'accordo Canteloup sa imitare le voci alla perfezione, ma il tizio è completamente privo di senso di umorismo. Francamente, non trovo niente di spiritoso nello sketch, ma non penso che lo sketch sia ignobile perché sarebbe ridicolo pensare che, scrivendolo, Canteloup avesse un altro progetto di quello di fare ridere. Per me, lo sketch è soltanto di pessimo gusto, il grado zero dell'umorismo. Ma è solo il mio parere personale.

Alex

dragor

Pim, credo che il senso dell'humour dipenda anche dal livello culturale. Sui giornali francofoni algerini e tunisini trovo ottimi esempi di humour, e questo vale anche per i miei amici di quei paesi. Mentre gli egiziani hanno un senso dell'humour che assomiglia a quello degli ebrei e degli italiani, lo si vede anche nel cinema: sanno ridere delle disgrazie. L'estrema forma di difesa quando non si hanno altre risorse.

dragor (journal intime)

dragor

Alex,in Rwanda circolano blagues simili a quella di Canteloup, un modo per esorcizzare la paura. Non dico che sia humour di serie A ma è pur sempre humour. Non dirmi che l'impossibilità di fare l'autostop non fa ridere.

dragor (journal intime)

Alfredo

È di cattivo gusto.
È triste che per far ridere si debba ricorrere alle offese o al turpiloquio.
I comici veri non ne hanno bisogno.
Purtroppo i comici al servizio di un padrone ( oggi sono la maggiorparte) devono infierire sui nemici del padrone.
E la loro comicità, se si toglie il turpiloquio spacciato come trasgressione, è zero.
Io solitamente se offendo qualcuno non lo faccio per far ridere, ma proprio per offenderlo. Anche se accade raramente.

dragor

Alfredo, non escluderei a priori il turpiloquio. Se usato con i tempi e i modi giusti, può essere comico. E l'humour, quello vero, non dovrebbe mai offendere, nemmeno quando colpisce i tabù. Serve a scaricare la tensione, a esorcizzare i fantasmi, a stimolare la riflessione e in certi casi a provocare. L'alternativa è il letargo.

dragor (journal intime)

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